Il confort ambientale all’interno di una casa è un parametro essenziale per garantire il benessere di tutti i suoi abitanti.

Normalmente, accade che ci si preoccupi molto più del controllo della temperatura che di altro. Quando si ha caldo si ricorre all’impianto di condizionamento, mentre se si ha freddo si regola il termostato in modo che nei locali vi sia qualche grado in più, o ancora si provvede ad integrare l’erogazione di calore con sistemi alternativi.

In realtà, non è questo l’unico parametro che conta. La sensazione di freddo e di caldo che si può avvertire non dipende solo da quanti gradi segna il termometro. Concorrono a determinare la condizione di benessere percepita dal singolo individuo: la temperatura, l’umidità dell’aria, ma anche il livello di rumorosità e la luminosità degli ambienti.

In passato ci siamo già occupati di isolamenti, sia da un punto di vista termico che acustico ed anche di illuminazione. Oggi, dunque, per chiudere il cerchio, vogliamo aiutarvi a capire come sia possibile mantenere sempre un’umidità ottimale in casa, in estate come in inverno.

Umidità in casa

Molto spesso ci si preoccupa del tasso di umidità all’interno degli ambienti domestici solo quando si ha a che fare con situazioni piuttosto estreme; ovvero quando si verificano fenomeni tipicamente imputabili all’umidità di risalita o di condensa, che portano alla formazione di muffe ed infiltrazioni.

Diversamente, se non si ha la sensazione che vi sia un pericolo o un problema reale, a pochi viene in mente di controllare quale sia la percentuale di umidità presente in casa propria. Non c’è nulla di più sbagliato! Vediamo di capire il perché di questa affermazione, cominciando a chiarire, innanzitutto, cosa si intenda con il termine umidità.

Normalmente, l’umidità di un certo ambiente indica la concentrazione d’acqua ivi presente nell’aria ad una determinata temperatura. Essa viene calcolata in percentuale: il numero che si ottiene deriva dal rapporto tra la percentuale di acqua rilevata in un dato momento e la quantità massima di acqua che l’atmosfera a quella temperatura è in grado contenere.

Appare evidente che, a tal proposito, per conoscere quale sia il tasso di umidità presente in un locale in un dato momento, non è necessario fare calcoli complessi. È sufficiente dotarsi di un apposito strumento che sia in grado di rilevare con precisione la percentuale di umidità: si tratta dell’igrometro.

Un semplice igrometro misura solo l’umidità e pertanto il suo impiego andrebbe sempre affiancato a quello di un termometro. In commercio però esistono anche molti strumenti in grado di controllare assieme all’umidità anche la temperatura. Si parla allora di termoigrometri.

Oggi, la maggior parte di questi oggetti è digitale: sono molto precisi e di facile lettura, per cui investendo qualche decina d’euro potrete contare su un rilevatore accurato che vi aiuti a capire se l’ambiente in cui vivete offre il grado di confort termoigrometrico ideale.

Qualora in casa ci sia un’umidità davvero eccessiva, oltre a percepire una sensazione di discomfort, si viene anche a generare un clima ideale per la proliferazione di batteri, che possono finire per causare allergie e infezioni. Al contrario, neppure un clima interno eccessivamente asciutto va bene: le mucose delle vie respiratorie si seccano e ci si espone al rischio di infiammazioni e allergie.

Ecco perché stabilire quale sia effettivamente la percentuale di umidità in casa e quanto questa si discosti da quella ideale in modo da riuscire a riportarla a valori accettabili è fondamentale per il nostro benessere psicofisico.

Vediamo di proseguire analizzando, innanzitutto, quali sono i parametri e le condizioni al contorno che concorrono a definire il tasso di umidità perfetto e poi vi diremo in che modo si può intervenire per “migliorare” la situazione.

Parametri che influenzano il tasso di umidità perfetto

Ora che abbiamo compreso cos’è l’umidità e come è possibile rilevarla, cerchiamo di capire quale sia il tasso di umidità ideale in casa. Attenzione, però, perché in tal senso non è possibile identificare un valore unico ed assoluto.

L’umidità perfetta dipende da diversi parametri: innanzitutto va stabilita in funzione della temperatura. Poi, però, bisogna considerare anche il tipo di ambiente con cui si ha a che fare ed il tipo di attività che in esso viene svolta ed infine non ci si può esimere dallo stabilire chi occupa quel determinato locale (ovvero età e stato di salute delle persone).

Come abbiamo già accennato, quasi sempre si imputa il confort ambientale di un determinato ambiente alla temperatura che in esso si registra. Una cosa però è la temperatura registrata, ovvero quella che segna il termometro e tutt’altra è la cosiddetta “temperatura percepita”, che è ben differente dalla prima.

Vi sarà senza dubbio capitato, sia d’estate che d’inverno, di soffrire particolarmente il caldo o il freddo, anche quando in effetti le temperature non sembravano così proibitive. Questo accade perché con un alto tasso di umidità (oltre l’80%) il nostro corpo inizia a soffrire e, sopra i 24,8°C così come al di sotto dei 2,2°C, inizia ad accentuare pesantemente la sensazione avvertita di caldo e di freddo.

Un clima estremamente caldo ma secco, è molto più sopportabile rispetto a temperature più contenute, ma con un tasso di umidità alle stelle.

Allo stesso modo, qualora l’umidità scenda al di sotto del 20% l’aria risulta eccessivamente asciutta e può causare problemi alle vie respiratorie, secchezza delle fauci, pericolo di infiammazione e fastidio sia a respirare che a produrre saliva.

Umidità e tipo d’ambiente

Una casa si compone di diversi ambienti, ognuno con una specifica destinazione d’uso, per questo è bene fare dei distinguo per ogni locale d’abitazione in relazione all’attività che in esso si svolge. Come abbiamo già detto, ogni stanza ha dunque un suo grado di umidità ideale, sempre connesso anche alla temperatura che vi si registra.

È chiaro che nei bagni e nelle cucine il tasso di umidità ideale è differente da quello che viene richiesto nelle camere da letto o nelle zone giorno. Ad esempio, in cucina il tasso di umidità dovrebbe essere tendenzialmente superiore a quello registrato nel living.

In una cucina con una temperatura registrata pari a di 19°C è accettabile un tasso di umidità pari all’80%, mentre a 18°C è plausibile avere anche un’umidità del 100%. Se invece le temperature sono decisamente più alte il grado di umidità, anche in cucina, dovrà diminuire.

Si pensi ad esempio che qualora il termometro segni 20°C il tasso di umidità consigliato è del 60%, con 21,5° C si scende al 40% fino ad arrivare al 20% con 23° di temperatura.

In soggiorno, invece, una percentuale di umidità dell’80% è già al limite e questa va via via abbassata all’aumentare della temperatura, anche perché in un ambiente di questo tipo, così come in uno studio le attività che vi si svolgono sono prevalentemente sedentarie.

Se in casa disponete di una piccola palestra o di un locale in cui normalmente siete soliti svolgere attività fisica, la temperatura non dovrà mai superare i 18 o 19 gradi, a fronte di un tasso di umidità compreso tra il 60 e l’80 %. Mai allenarsi in presenza di umidità percentuale troppo elevata o troppo contenuta, altrimenti andrete in contro ad una precoce disidratazione.

Quelli indicati sono sempre e comunque valori indicativi, che possono subire variazioni in relazione alle condizioni soggettive di salute degli abitanti, della loro età e del tipo di attività e vita che svolgono. Ovviamente, poi, nel corso dell’anno, a seconda della stagione in cui ci si trova la combinazione temperatura-umidità potrà subire delle variazioni.

Umidità, età e stato di salute

Se non tutti gli ambienti presuppongono un medesimo livello di umidità, bisogna stare attenti anche al fatto che non tutte le persone tollerano la stessa tipologia di aria.

Chi ha dei bimbi molti piccoli sa bene che per i neonati, così come durante tutti i primi anni di vita di una persona, è fondamentale un controllo attento dell’umidità di casa, soprattutto di quella che si registra nella cameretta dove i bambini sono soliti dormire. In questi frangenti, soprattutto durante la notte, il tasso di umidità relativa ottimale si aggira attorno al 50% (tra il 40 e il 60%).

Anche quando si ha a che fare con persone anziane, affette da patologie croniche o con particolari problemi di salute, controllare temperatura e umidità nei locali è essenziale. In questi frangenti, però, è bene rivolgersi al proprio medico curante e chiedere, a seconda del problema specifico, quali possano essere le condizioni ambientali ideali per garantire il giusto comfort ambientale.

Tabella temperatura umidità in casa

Come avrete capito, esiste uno strettissimo rapporto tra umidità e temperatura. In linea puramente teorica a temperature maggiori dovrebbero corrispondere livelli inferiori di umidità. In tal senso, anche pochi gradi di differenza possono completamente ribaltare la situazione e poi ogni tipologia di locale presuppone un diverso livello di umidità ottimale.

Per dare dei valori di riferimento l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha creato un’apposita tabella che indica quale sia il tasso di umidità ideale in relazione alla temperatura registrata all’interno di un’abitazione.

Come si può notare al di sopra dell’80%, così come al di sotto del 20% di umidità non c’è temperatura che tenga. Ricordate, però, che si tratta di un’indicazione generale, valida per tutti gli ambienti, mentre come abbiamo già visto in alcuni locali, come ad esempio in cucina, ci sono frangenti in cui abbassano la temperatura è accettabile anche un’umidità maggiore.

Dalla suddetta tabella si evince che:

  • a fronte di una temperatura pari a 18°C, l’umidità ideale dovrebbe essere compresa tra il 60 ed il 70%;
  • con 19°C di temperatura, l’umidità ideale dovrebbe essere compresa tra il 50 e il 70%;
  • a 20°C di temperatura, l’umidità ideale dovrebbe essere compresa tra il 40 e il 70%;
  • e salendo a 22°C di temperatura, l’umidità ideale dovrebbe essere compresa tra il 40 e il 60%;
  • oltre i 24°C è accettabile un’umidità compresa tra il 30 ed il 40%, ma non si percepirà comunque una condizione di comfort.

Come intervenire per avere l’umidità ideale in casa

Innanzitutto per riuscire ad avere sempre il perfetto comfort all’interno dei propri locali d’abitazione è necessario dotarsi di una stazione meteo, ovvero di un dispositivo in grado di rilevare esattamente non solo la temperatura effettiva presente in casa, ma anche di registrare il tasso di umidità.

Solo conoscendo questi due parametri è poi possibile intervenire correttamente per correggerne uno dei due o entrambi, vuoi per mezzo di climatizzatori, che di deumidificatori oppure di umidificatori.

Se, poi, il vostro problema è quello di dover eliminare l’umidità in eccesso dovrete munirvi di dispositivi adatti a mantenere l’umidità sotto controllo. Vi basterà acquistare un deumidificatore da azionare quando serve ed il gioco è fatto. In commercio esistono anche dei climatizzatori in grado, all’occorrenza, non solo di raffrescare e riscaldare gli ambienti bensì anche di deumidificarli.

Specialmente in inverno, quando sono in piena attività gli impianti di riscaldamento, però può accadere che l’umidità in camera da letto non sia abbastanza elevata q quello è un problema soprattutto nelle camerette dei bambini. Allora è opportuno dotarsi di appositi umidificatori. In commercio ne esistono di molte tipologie differenti, se voleste saperne di più in merito vi rimandiamo ad un articolo dedicato.

Non tutti sanno, poi, che anche la scelta dei materiali impiegati per costruire o semplicemente per rivestire le pareti della nostra casa possono contribuire a mantenere con maggior facilità il giusto grado di umidità.

In tal senso il legno è l’ideale perché si tratta di un materiale igroscopico, che consente di assorbire l’umidità in eccesso, restituendola all’ambiente in caso di secchezza dell’aria.

Inoltre, esistono anche alcune piante che fungono da umidificatori o deumidificatori naturali. Se si desidera ridurre il tasso di umidità le specie consigliate per portare un tocco di verde all’interno della vostra casa sono: la begonia, l’epiphyllum, la tillandsia cyanea, la kalanchoe e la sanseveria. Qualora invece abbiate il problema opposto e necessitiate innalzare il grado di umidità meglio optare per l’areca palmata, la palma di bambù, o la felce di Boston.

Concludendo

Ora dovrebbe esservi chiaro quale sia il giusto grado di umidità da mantenere in casa e da cosa dipenda. Non vi resta che capire se nella vostra abitazione esiste un problema di questo tipo ed in caso affermativo correre ai ripari.

Vedrete che modificando di poco il tasso di umidità ne trarrete grandi vantaggi e potreste anche riuscire a risparmiare sulla bolletta, sia del gas che dell’elettricità!

Sara Raggi

Sara Raggi

Ingegnere per tradizione di famiglia, dopo la prima laurea specialistica conseguita nel 2004 al Politecnico di Milano, ho deciso di assecondare il mio spirito creativo e diventare anche architetto. Così, da oramai più di 10 anni, il mio mestiere principale, nonché la mia passione, è proprio quello di progettare ed arredare le case. L’amore per la scrittura però mi accompagna da sempre e per questo, oramai da diverso tempo, scrivo per il web, soprattutto occupandomi di arredamento ed edilizia.
Sara Raggi

LEAVE A REPLY

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.