Molto probabilmente, specie se avete avuto recentemente a che fare con il ripristino di strutture in calcestruzzo, vi sarà capitato di sentir parlare di un particolare tipo di malta detta tixotropica.

Ma che significato ha l’aggettivo tixotropica? A cosa serve una malta di questo tipo?
Che composizione ha? Quando è bene ricorrere al suo impiego e quando davvero non se ne può fare a meno?

In via del tutto generale possiamo dire che quando parliamo di malta tixotropica significato si tratta di un particolare tipo di malta, molto usata in ambito di restauri o manutenzioni, soprattutto qualora ci si imbatta in superfici in cemento.

Vediamo, dunque, di fugare ogni dubbio riguardo al ripristino del calcestruzzo ammalorato ed all’impiego delle malte tixotropiche.

Il ripristino del calcestruzzo e le malte tixotropiche

Chi si occupa di restauro di edifici, oppure ha spesso a che fare con interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria, nella sua carriera lavorativa si sarà senza dubbio trovato, almeno una volta (ma probabilmente ben più d’una), a dover affrontare il ripristino di strutture e superfici in calcestruzzo e quindi con la malta tissotropica.

D’altro canto, moltissime abitazioni nel nostro paese presentano strutture portanti in cemento armato. Queste, dopo un po’ di tempo, se non vengono adeguatamente mantenute e trattate, è facile che lascino emergere diverse problematiche, prima fra tutte la formazione di fessure, più o meno evidenti e più o meno preoccupanti da un punto di vista strutturale, ma sempre sintomatiche di una “patologia” da risolvere.

Il calcestruzzo armato, però, può anche presentare problemi diversi dalla classica fessurazione, specie qualora sia esposto ad agenti atmosferici aggressivi, in particolar modo acqua di mare e salsedine, piuttosto che sbalzi termici consistenti, o ad un costante contatto diretto con l’acqua. Queste sono tutte condizioni che a lungo andare portano a dover pensare ad un ripristino del calcestruzzo ammalorato. Copriferri saltati e ferri in vista, macchie, efflorescenze e rigonfiamenti sono solo alcune delle possibili problematiche.

Ovviamente quando si parla di patologie inerenti il cemento armato ammalorato è necessario intervenire in tempi brevi per non escludere complicazioni legate a tutte quelle cause più gravi e particolari che possono incidere in maniera sostanziale sulla salute delle strutture, riducendo la loro portanza e di conseguenza rendendole meno sicure.

Una struttura già compromessa a causa di sollecitazioni esterne, come terremoti, carichi eccessivi o urti accidentali, può non resistere adeguatamente ed arrivare addirittura al crollo. Ecco perché il ripristino del calcestruzzo è importantissimo. Esso ha innanzitutto funzione strutturale e richiede sempre uno studio attento e approfondito da parte di un professionista che sappia indicare quali siano gli interventi più adeguati.

In moltissime situazioni la malta tixotropica si rivela utilissima ai fini del ripristino del calcestruzzo, vediamo perché.

Malta tixotropica significato

Le malte tixotropiche vengono chiamate così in virtù della tixotropia che le caratterizza. Si tratta di una particolare caratteristica, in realtà comune a diversi materiali, che fa sì che questi si comportino analogamente ad alcuni gel che fluidificano più velocemente se sottoposti ad azione meccanica, tornando poi al loro stato originario, una volta che cessa la causa del perturbamento.

In generale, come già accennato, la malta tixotropica, o cemento tixotropico, risulta particolarmente utile al fine del ripristino delle superfici in calcestruzzo ammalorate. Questo speciale tipo di malta premiscelata, contiene inerti e additivi specifici che consentono di controllare il ritiro possedendo appunto proprietà tixotropiche.

Aggiungendo dell’acqua a tali malte, si ottiene immediatamente un prodotto tixotropico, che funge da collante ed è caratterizzato da un potere adesivo elevatissimo, specie sul calcestruzzo, ma anche sui mattoni o su elementi metallici, dove è durevole e non comporta spostamenti ulteriori in seguito.

Utilizzi tipici delle malte tixotropiche

Uno degli utilizzi più tipici e comuni delle malte tixotropiche è per il ripristino dei frontalini dei balconi. Quante volte passeggiando per le vie della città e sollevando lo sguardo, vi sarà capitato di vedere dei sottobalconi malconci. Non di rado si arrivano addirittura a scorgere i ferri di armatura che, rimanendo scoperti, si arrugginiscono ed aumentano l’entità del danno, causando così ulteriori distaccamenti di materiale.

Proprio in questi frangenti, previo adeguato spazzolamento delle strutture e dei ferri a vista, al fine di eliminare eventuali tracce di ruggine, per rinsaldare il tutto e ripristinare la copertura iniziale si fa ampio utilizzo di malte da ripristino, in particolare quelle tixotropiche.

Chiaramente, quanto appena detto vale anche per parapetti e muri in cemento armato, come pure per superfici realizzate in cemento faccia a vista.

Ogni qual volta si ha a che fare con del calcestruzzo ammalorato si può pensare di intervenire utilizzando malte tissotropiche, tutto sta a trovare quella che maggiormente si presta al caso specifico.

Varietà di malte tixotropiche

Anche le malte tixotropiche, infatti, non sono tutte uguali e ve ne sono di vario tipo. Chiaramente ogni marchio ha le sue, ma a prescindere da ciò, bisognerà scegliere quella che maggiormente si presta alla specifica applicazione.

Ad esempio, esistono diverse malte tixotropiche fibrorinforzate, che oltre ad essere caratterizzate dall’avere un’altissima capacità di adesione, prevedono l’aggiunta di fibre sintetiche distribuite omogeneamente all’interno del premiscelato, consentendo al composto di raggiungere un’altissima resistenza meccanica.

Quando abbiamo a che fare con una malta tixotropica fibrorinforzata si tratta di prodotti particolarmente indicati per il ripristino delle strutture portanti in calcestruzzo e pertanto spesso a tali malte vengono aggiunti anche degli inibitori di corrosione, in modo da potenziare la funzione protettiva del calcestruzzo nei confronti dell’armatura metallica in esso presente. All’interno del composto la presenza di polimeri sintetici e fumi di silice, consente di evitare gli effetti indesiderati di ritiro.

Vastissima anche la gamma di malte epossidiche tixotropiche, queste come si evince dal nome sono costituite da una base di resine epossidiche, bicomponenti e totalmente prive di solventi. È proprio quest’ultima caratteristica che le fa preferire ad altre soluzioni in specifici campi di applicazione, come per la riparazione di elementi strutturali o la riprofilatura di superfici in calcestruzzo (come ad esempio angoli, scalini, zoccoli, giunti, poggioli), oppure per il ripristino di superfici che richiedono tempi di chiusura al traffico.

Infine, un impiego importante che si fa di tale malta è per il ripristino di strutture sottoposte ad aggressione chimica o ad abrasione meccanica. Le malte epossidiche tixotropiche sono in grado di resistere sia all’acqua dolce che a quella di mare e persino alle acque di scarico, agli acidi e agli alcali diluiti, così come pure ai grassi, alla benzina e agli oli minerali.

D’altro canto, questo tipo di malte tixotropiche si può applicare tranquillamente anche in verticale e sopra testa, ha ottime caratteristiche meccaniche, indurisce piuttosto velocemente, non ritira, è facilmente lavorabile e non contiene solventi. Oltre che sul calcestruzzo si applica anche a vari altri materiali, come la muratura, la pietra, i mattoni, gli intonaci, l’acciaio, l’alluminio, il legno e gli altri ancora.

Attenzione agli interventi sul costruito

In tutti i casi è sempre bene tener presente che intervenire sul patrimonio edilizio esistente è molto più complicato rispetto all’elaborazione di qualcosa ex novo, perché i “vincoli” sono maggiori ed inaggirabili.

Qualora ci si trovi ad avere a che fare con il ripristino di cemento armato ammalorato, sia che si decida di ricorrere all’impiego di malte tixotropiche, che di geomalte, o di altri prodotti ancora, bisogna sempre preventivamente affrontare tutta una serie di indagini preliminari.

Come prima cosa, dopo aver localizzato e circoscritto il problema, prima di decidere come procedere per risolverlo (sempre partendo, qualora sia possibile, dal rimuovere le cause che l’hanno generato) è necessario effettuare un’analisi di tutto l’edificio ed uno studio attento dei materiali in opera, con i quali per forza di cose si andrà ad interagire.

Se è pur vero che, da un lato, oggi possiamo contare su tutta una serie di prodotti che un tempo non esistevano, è doveroso tener conto che non sempre questi possono “coesistere pacificamente” con quelli d’una volta. Scegliere come intervenire e farlo a ragion veduta significa anche valutare la compatibilità tra i nuovi componenti e quelli presenti in opera, perché non sempre i prodotti più innovativi, per quanto di per sé garantiscano performance ottime, sono idonei e in grado di lavorare efficacemente insieme ai vecchi.

A dispetto di quanto si creda questo accade non solo quando si ha a che fare con manufatti storici, o case anni ’50, ma anche con edifici non troppo datati, realizzati con strutture in calcestruzzo armato.

Massa tissotropica in conclusione

A questo punto, qualora vi propongono di impiegare una malta tixotropica sapete esattamente di che si tratta. È ovvio, comunque, che l’impiego di una malta piuttosto che un’altra è una scelta che non può essere affrontata a cuor leggero e non compete al singolo.

Soprattutto quando si ha a che fare con il ripristino di edifici esistenti è sempre necessario interpellare un tecnico che sappia cosa sta proponendo e se ne assuma la responsabilità. Diversamente, pensando di agire per il meglio, ma senza le competenze adeguate per stabilire quale sia davvero la soluzione ottimale, si può finire per creare un danno maggiore di quello che si tenta di riparare!

Sara Raggi