In molti casi, quando si decide di ristrutturare casa è necessario rifare ex novo tutti gli impianti, compreso ovviamente quello elettrico, ma spesso vecchi impianti, oramai obsoleti, pericolosi ed assolutamente non più a norma, per dormire sonni tranquilli, andrebbero completamente rivisti.

E’ lecito chiedersi quanto posta costarci quest’operazione, sia in termini di lavori e disagi, ma anche in senso più stretto, economicamente.

Ovviamente, come sempre in questi casi, è difficile rispondere in maniera univoca alla domanda: “Quanto costa rifare un impianto elettrico?”.

Le variabili che entrano in gioco nella definizione finale del prezzo, infatti, sono molteplici, davvero troppe per riuscire a dare una risposta veritiera e soddisfacente.

Quello che è certo è che per farsi redigere un preventivo veritiero serve un progetto dettagliato di ciò che si desidera: molto dipende non solo dalla potenza dell’impianto e dalle dimensioni dello stesso (ovviamente proporzionali a quelle dei locali), dal numero e dal tipo sia di punti luci che di prese che si desiderano installare, ma anche se si desiderano dotazioni impiantistiche innovative, come quelli domotiche ed in caso quante e di che tipologia.

Vediamo dunque di capire insieme quali sono le voci che influiscono sul prezzo finale di un impianto elettrico ed in che misura.

Le dimensioni dei locali non sono tutto, servono solo a farsi un’idea approssimativa della questione: ovviamente a parità di dotazioni l’impianto di una casa da 200 mq costerà di più di quello di un bilocale da 50 mq, ma i metri quadri non sono un valido punto di riferimento. Il primo fattore che serve a valutare il costo di un impianto elettrico è il numero dei punti luce richiesti.

Viene definito punto luce un qualunque punto in cui l’impianto elettrico eroga elettricità, dunque sono considerati tali non solo quelli in cui fisicamente andrà istallata una lampada, ma anche gli interruttori e tutte le prese, da quelle tradizionali (da 10 A o da 16 A) a quelle per la ricezione del segnale televisivo, della linea telefonica e/o del satellite e via discorrendo.

Ovviamente ogni tipo di punto luce avrà un prezzo differente; se considerate che questi variano da una quindicina d’euro fin anche a 80/100 euro (a seconda del tipo) si evince immediatamente la necessità di disporre di un progetto esecutivo dettagliato per poter quantificare le spese in maniera precisa.

Inoltre è sempre necessario che l’elettricista prima di fare un preventivo effettui un sopralluogo nei locali, per rendersi conto di come stanno le cose.

Molte volte infatti si crede che dovendo semplicemente mettere a norma un vecchio impianto le spese siano inferiori: in realtà non è affatto così, perché di fatto quasi sempre non è possibile passare i nuovi cavi al posto dei vecchi e vanno fatte nuove tracce!

Ci sono infatti molti altri fattori che, oltre al numero dei punti luce, influenzano il costo anche in maniera considerevole e per comprenderli a fondo, è necessario tener conto di come nella pratica venga realizzato un impianto elettrico.

Questo prima va tracciato sui muri, poi vanno eseguite le scanalature lungo le linee di tracciatura (rompendo di fatto la muratura esistente) nelle quali andranno poi infilate le cassette, i tubi in cui passare i cavi, le scatole di derivazione e chiaramente il quadro generale.

Rasati nuovamente i muri, che poi andranno anche ritinteggiati, dovranno essere inseriti tutti i vari cavi ed una volta collegati tra loro ed agli apparecchi saranno necessari un cablaggio delle cassette di derivazione ed una verifica finale di tutto l’impianto.

Oltre al costo dei materiali ed a quello della manodopera dell’elettricista, quantificata generalmente in numero di ore lavorative, bisogna dunque considerare anche il cosiddetto costo per le assistenze murarie, ovvero il quello necessario per eseguire le tracce nei muri e poi rasarli e ritinteggiarli, anche in questo caso più l’impianto e le sue derivazioni sono complesse più lavoro c’è da fare e più il costo aumenta.

Infine, un ultimo aspetto importante aspetto da tenere in considerazione è il numero di circuiti interni presenti in un impianto perché le varie prese non possono essere tutte collegate fra loro, ma è necessario seguire dei circuiti interni che, in caso di bisogno, aiutino ad individuare un eventuale guasto, ma anche a distinguere i circuiti in cui circola corrente con diversa intensità.

Normalmente nelle abitazioni vengono previsti 3 circuiti: uno per le luci, uno per le prese con corrente a 10 A e uno per le prese con corrente a 16 A (le cosiddette prese forza, quelle che servono gli elettrodomestici come il forno, il frigorifero, la lavatrice, ecc….).

Attenzione poi perché la qualità dei prodotti utilizzati, siano essi prese, cavi, interruttori, placche, ecc. influisce molto sul costo e sulla durata dell’impianto, ma anche sull’impatto visivo dello stesso; basti pensare che le classiche placchette che circondano le nostre prese a parità di marchio a seconda della linea prescelta e della finitura per cui si decide di optare possono costare da pochi euro l’una fino a 100 ero e più per ciascuna, come accade per i modelli in pietra, per quelli in pelle o retroilluminati!

Tutto quanto abbiamo detto fin ora vale per un impianto elettrico standard, che all’incirca prevede circa la presenza di una sessantina di punti luce su un trilocale da 90 mq; esistono però dei costi accessori, come ad esempio quelli necessari per l’installazione di funzioni domotiche, come la possibilità di agire da remoto, di chiudere o aprire contemporaneamente tutte le tapparelle con un solo gesto ed altri ancora, che possono influire notevolmente sulla spesa finale.

Chiaramente se non si hanno problemi di spesa si potrà scegliere il meglio e soprattutto ciò che più ci piace e che pensiamo possa esserci in qualche modo utile; diversamente tenete conto del fatto che ogni cosa ha un prezzo: certo, una presa in più non fa una gran differenza, ma non fatevi prendere la mano perchè aggiungi qui, aggiungi là il totale è destinato a lievitare!

Indipendentemente dal prezzo, l’importante è ricordarsi di chiedere sempre che l’impianto una volta installato venga verificato, che questo preveda la “sfilabilità” dei cavi e la presenza di un quadro elettrico con almeno il 15 % dello spazio in eccesso, poiché si tratta di due presupposti fondamentali assieme alla presenza della cosiddetta messa a terra e del salvavita, ad ottenere il rilascio da parte dell’installatore della dichiarazione di conformità.

Ricordate di pretenderla, sempre, è necessaria anche per vendere o affittare un immobile!

Sara Raggi

Sara Raggi

Ingegnere per tradizione di famiglia, dopo la prima laurea specialistica conseguita nel 2004 al Politecnico di Milano, ho deciso di assecondare il mio spirito creativo e diventare anche architetto. Così, da oramai più di 10 anni, il mio mestiere principale, nonché la mia passione, è proprio quello di progettare ed arredare le case. L’amore per la scrittura però mi accompagna da sempre e per questo, oramai da diverso tempo, scrivo per il web, soprattutto occupandomi di arredamento ed edilizia.
Spero dunque di riuscire a fornirvi preziosi consigli, mettendo a vostra disposizione, non solo la mia esperienza professionale, ma anche quella di mamma di due bimbi e di moglie, che ama vivere la propria casa, ogni giorno, nel migliore dei modi.
Sara Raggi

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