Se dovete vendere casa ed il notaio vi richiede il certificato di conformità degli impianti e voi non avete la minima idea di che cosa stia parlando, nessuna paura!

Vediamo di capire insieme a cosa ci si riferisce quando si parla di certificazione idraulicodi un impianto idraulico, ma lo stesso vale anche per quello elettrico, così come per quello del gas e per il riscaldamento, quando è obbligatorio possederli o esibirli, chi è tenuto a rilasciarveli ed in quali casi dovete pretendere che tale documentazione vi venga fornita da chi ha eseguito dei lavori nella vostra abitazione.

Cosa si intende per certificato impianto idraulico (ma non solo!)

Iniziamo chiarendo che viene definita certificazione o dichiarazione di conformità di un impianto quel documento, rilasciato dal tecnico che ha provveduto all’installazione dello stesso, mediante il quale si attesta la sua completa rispondenza e la sua adeguatezza rispetto alle norme vigenti e alle specifiche tecniche richieste.

L’impresa o l’artigiano che in casa vostra viene chiamato ad eseguire l’installazione oppure lavori di integrale rifacimento e/o adeguamento alla normativa di un determinato impianto (idrico-sanitario, elettrico, o altro ancora) al termine di questi è tenuto a consegnarvi il certificato di conformità.

lavori-in-casaQuesto tipo di documento fa la sua comparsa nel 1990, con la legge n. 46, che è poi stata sostituita dal Decreto Ministeriale n. 37 del 22 gennaio 2008, emanato proprio con l’intento di riorganizzare in un unico provvedimento legislativo le varie norme vigenti relative alla sicurezza degli impianti e di scongiurare il verificarsi di incidenti domestici dovuti al mal funzionamento degli impianti.

Per gli impianti realizzati prima dell’entrata in vigore della suddetta legge il decreto 37/08 ha introdotto la cosiddetta Dichiarazione di Rispondenza (DIRI), che deve essere redatta a cura di uno dei soggetti previsti dall’art. 7 comma 6 del DM 37/08.

Sappiate però che è possibile sostituire il certificato di conformità con una Dichiarazione di Rispondenza solo se gli impianti sono stati realizzati prima dell’entrata in vigore del DM 37/08 e questa dichiarazione può essere resa da un tecnico abilitato come impiantista o dal responsabile tecnico di un’impresa abilitata che esercitano da almeno 5 anni e deve essere supportata da accertamenti e sopralluoghi volti a verificare l’effettiva rispondenza dell’impianto alla normativa.

Un impianto realizzato dopo il 2008 non può essere “sanato” con una Dichiarazione di Rispondenza: in questi casi è necessario rimettere mano all’impianto e redigere una nuova dichiarazione di conformità.

La Dichiarazione di Conformità è di fatto un documento importantissimo che tutela il committente, descrivendo come è stato realizzato un impianto, secondo quali normative, ma che, erroneamente, spesso, purtroppo non viene richiesto.

impianto-idraulicoAttenzione: nel caso in cui i lavori di ristrutturazione nel vostro immobile intervengano sostituendo o modificando solo in parte un impianto esistente, il certificato che vi verrà rilasciato dall’impresa sarà relativo alla sola parte modificata, ma dovrà comunque anche tenere conto anche della funzionalità e della sicurezza della totalità dell’impianto ed in tutti i casi dovrete esigerlo!

Per quali impianti è prevista la dichiarazione di conformità ed in cosa consiste

La dichiarazione di conformità è obbligatoria per tutti i tipi di immobili, non solo per le abitazioni, e per tutti i tipi di impianti, ovvero nello specifico:
–    impianti elettrici;
–    impianti di protezione dalle scariche atmosferiche;
–    impianti di automazione di porte e cancelli;
–    impianti radiotelevisivi;
–    impianti di riscaldamento, condizionamento e climatizzazione;
–    impianti idro-sanitari;
–    impianti gas;
–    impianti di sollevamento (ascensori, montacarichi, scale mobili);
–    impianti di protezione antincendio.

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La dichiarazione di conformità di un impianto viene redatta sulla base di un modello pubblicato in allegato al D. M. 37/08, che è stato inseguito modificato con la pubblicazione del Decreto 19 maggio 2010; essa deve contenere tutta una serie di dati obbligatori, come il tipo di impianto, i dati del responsabile tecnico dell’impresa, del committente e del proprietario dell’immobile, i dati relativi all’ubicazione dell’impianto, i materiali impiegati e la rispondenza alle norme vigenti.

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Inoltre al certificato devono seguire degli allegati, pena la nullità dello stesso, ovvero: il progetto dell’impianto (obbligatorio però solo per immobili con determinate caratteristiche dimensionali); lo schema d’impianto (in mancanza di un progetto); la relazione tipologica (o l’elenco dei materiali impiegati) ed il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio della ditta che ha realizzato i lavori.

Infine la Dichiarazione di conformità va redatta in diverse copie, da consegnare all’utilizzatore dell’impianto e/o al committente: due copie vanno firmate dal committente per ricevuta e di queste una va presentata dall’installatore allo Sportello Unico dell’Edilizia del comune in cui è ubicato l’impianto (in genere alla presentazione della fine lavori vengono allegate anche le certificazioni).

Quando vi viene richiesto il certificato di conformità degli impianti

Innanzitutto il certificato di conformità degli impianti è necessario per richiedere il certificato di agibilità di un immobile, pertanto è importantissimo che l’impresa che segue lavori di una certa entità nella vostra abitazione ve lo rilasci.

Inoltre la dichiarazione di conformità degli impianti va allegata agli atti di rogito, per cui in caso di vendita di un immobile, ma anche di trasferimento dello stesso a qualunque altro titolo, è necessario esserne in possesso.

Detto ciò accade molto spesso che, specie per abitazioni piuttosto datate, si rogiti in mancanza di tale documentazione: questo di fatto non determina la nullità dell’atto, ma nel caso in cui manchino i certificati di conformità questo deve essere specificato nell’atto e l’acquirente deve impegnarsi a far adeguare l’impianto a sue spese, rendendolo rispondente all’attuale normativa.

La stessa cosa vale anche in caso di locazione, comodato o qualunque altro genere di cessione di utilizzo dell’immobile a terzi, sebbene anche in questi frangenti la legge consenta di derogare a questo obbligo, a patto che in tal senso vi sia un accordo consensuale, firmato da entrambe le parti. Attenzione però perché se li vostro inquilino dovesse infortunarsi perché gli impianti sono vetusti e non a norma potreste esserne chiamati a risponderne!

Queste certificazioni poi possono essere necessarie nel caso in cui ad esempio voi facciate richiesta, per un attività commerciale, del nulla osta sanitario, oppure anche per poter ottenere il Certificato Prevenzione Incendi di uno stabile.

In tutti i casi sappiate che per il mancato rilascio del certificato da parte dell’impresa che esegue i lavori, sono previste sanzioni amministrative che vanno da un minino di 1.000 ad un massimo di 10.000 euro.

Pertanto se, ad esempio, vi accingete a rifare il bagno, a fine lavori ricordatevi di richiedere la certificazione del nuovo impianto idraulico!

Sara Raggi

Sara Raggi

Ingegnere per tradizione di famiglia, dopo la prima laurea specialistica conseguita nel 2004 al Politecnico di Milano, ho deciso di assecondare il mio spirito creativo e diventare anche architetto. Così, da oramai più di 10 anni, il mio mestiere principale, nonché la mia passione, è proprio quello di progettare ed arredare le case. L’amore per la scrittura però mi accompagna da sempre e per questo, oramai da diverso tempo, scrivo per il web, soprattutto occupandomi di arredamento ed edilizia.
Spero dunque di riuscire a fornirvi preziosi consigli, mettendo a vostra disposizione, non solo la mia esperienza professionale, ma anche quella di mamma di due bimbi e di moglie, che ama vivere la propria casa, ogni giorno, nel migliore dei modi.
Sara Raggi

15 COMMENTS

  1. Buona sera Sara… Ho letto con molto interesse questo articolo sulla ”Certificazione impianto idraulico” perchè neanche all’ordine degli Ingegneri sanno con precisione darmi una spiegazione è sono un pò confuso. Mi chiamo Gregorio Voci e sono un giovane professionista, posseggo una laurea triennale in Ingegnere Civile e una laurea specialistica magistrale in Ingegneria Idraulica (ho fatto i sostanza il percorso di laurea 3+2) e sono iscritto all’ordine degli ingegneri SEZIONE ‘A’ da due anni. In poche parole vorrei chiederle: posso firmare certificati di conformità degli impianti? CERTIFICATI DEGLI IMPIANTI! Di quali impianti posso firmarli se è SI? Posso collaborare con idraulici e fargli la progettazione degli impianti idrici e poi firmargli i certificati?

    • Buongiorno Gregorio,
      noto con piacere che siamo colleghi e sono davvero contenta che lei abbia trovato il mio articolo chiaro ed esaustivo.
      Io sono iscritta all’Ordine degli ingegneri di Milano da 12 anni e con una laurea del vecchio ordinamento, pertanto allora era possibile iscriversi in tutte e tre le sezioni a)b)c) e così ho fatto. Nonostante ciò non ho mai firmato un certificato di conformità degli impianti nè mi è capitato di vederne formati da qualche collega.
      Il “certificato di conformità degli impianti”, che verifica di fatto che tutto sia stato eseguito a regola d’arte, dovrebbe firmarlo chi materialmente lo esegue e solitamente ogni impresa o artigiano, che lavora regolarmente ed è in possesso di DURC, dovrebbe essere in grado di produrre in autonomia questo tipo di documento. Stiamo parlando di normali impianti domestici chiaramente, che non necessitano di una vera e propria progettazione.
      Diversa invece la situazione in cui serva un vero e proprio progetto di impianti. In quel caso per chiudere la pratica edilizia a fine lavori viene chiesto, non solo per gli impianti ma per ogni cosa sia stata realizzata, di firmare un’asseverazione in cui noi professionisti ci assumiamo la responsabilità che tutto sia stato eseguito esattamente come previsto nei disegni e nei documenti di progetto.
      È pur vero che oggi la progettazione degli impianti (a partire dal semplice dimensionamento) è molto più complessa di un tempo, pertanto non è inusuale che un idraulico abbia un professionista di fiducia, a cui affidare la progettazione e il dimensionamento dell’impianto (specie in ottica di efficienza energetica e per ciò che concerne l’impianto di riscaldamento o la produzione di acqua calda sanitaria mediante pannelli solari).
      In questo casi le potrebbe venir chiesto di firmare il progetto, ma a mio avviso resta a carico di chi lo installa firmare il certificato di conformità. Un consiglio: Già oggi sono sempre più numerose le responsabilità che un professionista deve prendersi, meglio non assumersi volontariamente anche quelle che teoricamente non ci competono, perché se dovesse esserci qualcosa che non va come si deve, la colpa sarebbe la nostra!
      Spero di esserti stata utile e che continuerai a leggere i nostri articoli.
      In bocca al lupo per la sua professione, mi auguro che anche in futuro i nostri articoli le possano essere utili!

  2. Buongiorno Sara. Avrei cortesemente da chiederle un parere: debbo procedendo alla chiusura dei lavori per una CILA all’interno di una unità immobiliare (rifacimento dell’impianto idrico-sanitario di un bagno esistente, sostituzione caldaia ed infissi). Oltre alla Comunicazione di Fine Lavori, ho presentato al comune il modulo SCA (segnalazione certificata di agibilità) al quale ho allegato, ovviamente, la dichiarazione di conformità dell’impianto idraulico. Il tecnico del comune me l’ha rigettata perchè ha detto che manca la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico (sul quale, come da lavori previsti nella CILA non si è proprio intervenuti!!). Come posso risolvere secondo lei? E’ giusta questa loro richiesta? Posso allegare una dichiarazione dove asserisco che non si è intervenuti sull’impianto elettrico del bagno? La ringrazio anticipatamente e le faccio i complimenti per il suo articolo. Buona giornata.

    • Buongiorno,
      purtroppo in questo caso, il Comune per concederle l’agibilità è normale che pretenda la certificazione di tutti gli impianti: elettrico, idrico e gas. Non ha nulla a che vedere con la CILA e con il tipo di lavori eseguiti.
      Ma la domanda è: come mai ha richiesto l’agibilità? Non ne era già in possesso? in genere un’abitazione agibile resta tale anche dopo i lavori, non serve richiederla nuovamente.
      Non so se ho risolto il suo dubbio, spero di sì.
      Un saluto e mi auguro di poterle essere ancora utile e che continui a leggerci!
      Sara

      • Sara, anzitutto grazie per la risposta. Per quanto concerne la tua domanda, i lavori effettuati ricadono all’art. 24 comma 2 punto c del DPR 380/2001. Sostanzialmente agibilità deve essere richiesta in caso di:
        • nuove costruzioni
        • ricostruzioni o sopraelevazioni anche parziali
        • realizzazione di interventi che possano cambiare le condizioni di salubrità, igiene, sicurezza, risparmio energetico o funzionalità degli impianti. Io con il mio intervento ho agito sul risparmio energetico e funzionalità impianti. Conviene con me? Grazie ancora per il servizio che offrite.

        • Questo l’art. da lei citato
          Art. 24 (L) – Agibilità
          (articolo così sostituito dall’art. 3 del d.lgs. n. 222 del 2016)
          1. La sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente, nonché la conformità dell’opera al progetto presentato e la sua agibilità sono attestati mediante segnalazione certificata.
          2. Ai fini dell’agibilità, entro quindici giorni dall’ultimazione dei lavori di finitura dell’intervento, il soggetto titolare del permesso di costruire, o il soggetto che ha presentato la segnalazione certificata di inizio di attività, o i loro successori o aventi causa, presenta allo sportello unico per l’edilizia la segnalazione certificata, per i seguenti interventi:
          a) nuove costruzioni;
          b) ricostruzioni o sopraelevazioni, totali o parziali;
          c) interventi sugli edifici esistenti che possano influire sulle condizioni di cui al comma 1.

          Ora gli interventi che lei ha eseguito di certo migliorano e non compromettono la salubrità degli ambienti.
          Personalmente, in Lombardia, ho presentato diverse pratiche di ristrutturazione, che prevedevano magari solo il rifacimento del bagno o di altro e mai mi è stata chiesto di riprevedere l’agibilità,
          a meno di non avere realizzato un’unità immobiliare nuova, magari trasformando un sottotetto o altro che abitazione prima non era, o a meno che (come spesso accade per immobili molto datati) a suo tempo non sia stata chiesta l’agibilità.
          Questo purtroppo accade abbastanza spesso per edifici precedenti agli anni ’80.
          In tutti i casi, specie ora che tutto è gestito on line, tutto è molto più rigido e schematico e se nel comune in cui lei ha eseguito i lavori pretendono la richiesta di agibilità dovrà farne richiesta…
          Difficile però che trovi qualcuno che senza rimetter mano agli impianti le rilasci una certificazione, questo è certo!
          Non so se le sono stata utile.
          In bocca al lupo per la vostra chiusura dei lavori.

          Sara

          • Si, infatti, sono perfettamente d’accordo con lei. Però, essendo stato realizzato l’impianto in data antecedente agli anni 90, dovrebbe bastare una dichiarazione di rispondenza degli impianti (DIRI) redatta da un tecnico abilitato. Concorda? Grazie ancora.

  3. Buongiorno,
    Io vorrei fare un bagno in camera, e installero’ bidet wc lavabo e piatto doccia.
    Mettero’ un paio di prese per la.luce.
    Devo fare le certificazioni? Anche se ho gia in mano quelli che mi hanno dato al momento di acquisto della casa?
    Grazie mille.

    • Buongiorno.
      Iniziamo a dire che sicuramente, nel suo caso, la certificazione dell’impianto idraulico, quantomeno per la nuova porzione, deve essere rilasciata.
      Per ciò che concerne invece l’impianto elettrico, da quanto ho capito il suo impianto è abbastanza nuovo e già certificato. Se così è,
      l’elettricista che ci mette mano può rilasciarle un foglio firmato, da allegare alla certificazione esistente e dove dichiara che sono state apportate alcune modifiche, specificare di che tipo, che sono minime rispetto all’esistente e che non inficiano in nessun caso la certificazione preesistente.
      Detto ciò, tutto dipende da cosa ha dichiarato in fase in presentazione della pratica edilizia, sia essa anche una semplice CIA, CILA o CIL.
      Se ha dichiarato di apportare modifiche all’impianto elettrico, per chiudere la pratica potrebbero chiederle una certificazione dello stesso.

      Spero di esserle stata utile.
      Un saluto e mi auguro che continui a leggere i nostri articoli e le possano essere utili!
      Sara

  4. Buongiorno, mi occupo di ristrutturazioni e volevo un chiarimento in merito alla certificazione dell’impianto idraulico.
    So che gas ed elettricità sono soggetti alla certificazione ma mi è sempre stato detto che per l’impianto idraulico (tubazioni carico e scarico) la certificazione non è obbligatoria per legge.

    Le chiedi quindi se la legge prevede che sia dovuta al pari di gas e luce oppure è si rilasciabile ma non obbligatoria.

    Grazie
    Buona serata
    Maurizio

    • Buongiorno,
      nel caso di ristrutturazioni, spesso non viene rilasciata la certificazione dell’impianto idraulico solo perchè a tutti gli effetti l’impianto non viene sostituito.
      Se, come avviene nella maggior parte dei casi si rifa un bagno, semplicemnete ssotituendo i sanitari ma non le tubature allora non ci sarà certificazione,
      se invece si interviene cambiando la disposizone degli elementi e nel qual caso si sostituicono anche le tubazioni, allora viene rilasciata la certificazione.
      Spero di esserle stata utile e che contini a trovare i nostri articoli di suo interesse.

  5. Buongiorno. Complimenti per l’articolo. Vorrei proporre un quesito che mi riguarda personalmente. Nel 2011 ho acquistato un immobile la cui costruzione è risalente agli anni 50 circa. Mi sono accinto a fare una ristrutturazione totale. Ho costruito personalmente (non sono un tecnico ma solo un appassionato di fai da te) di sana pianta tutti gli impianti (elettrico, idrico, riscaldamento). Non essendo del settore non ero a conoscenza che servissero le certificazioni per eseguire le dovute variazioni catastali. Come posso procedere in questo caso? Posso chiamare dei professionisti per fare certificare il lavoro che ho fatto io? Spero di poter uscire fuori da questo limbo. Grazie per la cortese attenzione.

    • Buongiorno,
      purtroppo la situazione che lei mi ha illustrato non è assolutamente contemplata, specie quando si trata di impianti. Questi devono tassativamente essere fatti solo da imprese abilitate alla loro realizzazione.
      Difficile ora uscire dall’impiccio. Per mia esperienza non troverà mai qualcuno disposto ad assumersi la responsabilità di firmare una certificazione di un impianto, tanto più eseguito “Fai da te”, neppure dietro compenso.
      L’unico modo per uscirne è far mettere mano agli impianti, ed una volta rivisti e modificati da parte di chi lo fa di mestiere le rilasceranno la certificazione.
      Il problema non è tanto catastale, quanto comunale e di abitabilità dell’immobile, senza contare che se volesse venderlo o, peggio ancora, affittarlo, così sarebbe impossibile.
      So che non è la risposta che sperava di ottenere, ma purtroppo con gli impianti non si scherza, è una questione di siscurezza.
      Le auguro una buona giornata e spero che, anche in futuro, continui a leggere i nostri articoli.

  6. ciao Sara,
    ho un problema non so cosa fare.
    guarda io debo fare la idoneita abitativa e mi chiedeno gli certificazione dei impianto idraulico , e a gas metano . sono una arredataria . come devo fare.
    devo farlo io da un idraulico ? opure il propietario debe farlo?

    • Buongiorno.
      Con arredataria intende dire che lei è l’affittuaria?
      In questo caso, il proprietario dell’immobile, insieme al contratto d’affitto dovrebbe averle garantito impianti certificati e che l’immobile abbia l’abitabilità, oltre a fornirle eventuale libretto caldaia (se impinato autonomo) e
      certificazione energetica dell’immobile;
      diversamene non potrebbe neppure affitarlo con un regolare contratto d’affitto.
      Spero di esserle stata utile e le auguro una buona giornata

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