I radiatori in ghisa sono un grande classico. Nelle vecchie abitazioni se ne trovano di davvero singolari, mentre in molti frangenti ci si imbatte in termosifoni in ghisa moderni, a due, tre o quattro colonne.

Le variabili sono innumerevoli sia da un punto di vista dimensionale (non solo come altezza dei caloriferi, ma anche come sviluppo longitudinale e profondità), che prestazionale, per non parlare, poi, di forme e colori.

Detto ciò, negli ultimi anni ai caloriferi in ghisa sovente si preferiscono quelli in alluminio, decisamente più economici. Senza contare che, nelle case di ultima generazione, per intenderci quelle in classe A, o addirittura nZeb, i caloriferi sono completamente scomparsi a favore di soluzioni integrate, motivo per cui tutt’al più è possibile trovare gli scaldasalviette nei bagni, ma dei vecchi radiatori in ghisa a colonne non vi è più neppure l’ombra.

Con la diffusione dei pavimenti riscaldanti, che sempre più di frequente funzionano anche per il raffrescamento estivo, ci si è liberati di un ingombro non più necessario, rendendo gli ambienti più facilmente arredabili, con un confort termico decisamente superiore e migliorando di molto le performance energetiche degli edifici.

Detto ciò, quando ci si accinge a ristrutturare una vecchia abitazione non sempre è possibile rimuovere l’impianto di riscaldamento esistente, magari perché condominiale o più semplicemente perché non si è disposti a spendere molto. Per avere un impianto nuovo, infatti, è necessario rimuovere non solo i pavimenti, ma anche i massetti esistenti, posare nuove tubature e poi rifare ogni cosa.

Ecco, allora, che nel momento in cui ci si imbatte nei classici radiatori in ghisa a colonne l’unica cosa che viene spontaneo chiedersi sé e sia il caso di mantenerli, piuttosto che smaltirli e sostituirli con altri di diverso tipo, magari sempre in ghisa, oppure in alluminio.

Vediamo dunque di capire come sono fatti i termosifoni in ghisa moderni ed in cosa si distinguono da quelli d’un tempo; quali tipologie è possibile trovare in commercio; che vantaggi e che svantaggi comporta il loro utilizzo, rispetto ad esempio all’alluminio e quali attenzioni è necessario avere rispetto a tali elementi.

– Caloriferi in ghisa

Il materiale dei caloriferi è per antonomasia la ghisa. Questa non è altro che una lega metallica, sovente chiamata ferraccio, poiché costituita da ferro e carbonio, che fusa e colata dentro a degli stampi risulta facilmente lavorabile ed è in grado di assumere la forma desiderata. Un tempo, per riscaldare casa, non vi erano alternative diverse da questa. I motivi di tale scelta sono semplici e li analizzeremo tra poco.

Per adesso, ricordiamo che termosifoni in ghisa sono composti da varie parti. Tecnicamente troviamo sempre tre valvole, il cui scopo è quello di regolare la presenza dell’acqua all’interno delle colonne.

A chi ha dei radiatori in ghisa in casa sarà senza dubbio capitato di dover “togliere l’aria” intrappolata dentro gli elementi. È semplice: basta posizionare un bicchierino sotto la valvola di spurgo ed aprila pian piano, permettendo così all’acqua di rientrare correttamente in circolo per scaldare il radiatore.

Vi è poi un’altra valvola, il cosiddetto detentore, collocato in basso e sempre dalla parte opposta alla valvola di spurgo (che peraltro sta in alto) che serve per regolare la velocità dell’acqua in ingresso nel calorifero. Infine, troviamo la manopola del termostato che regola l’ingresso dell’acqua, rendendo più o meno caldo l’elemento e consentendo anche di spegnerlo.

Ora, senza addentrarci in eccesivi tecnicismi, affrontiamo la questione da un punto di vista prettamente estetico.

Tutt’oggi sul mercato è possibile trovare vari modelli di radiatori in ghisa vintage, con forme e decori singolari, piuttosto che più essenziali, magari però resi unici da colorazioni particolari e diverse dal solito. Optare per elementi di questo tipo può contribuire a rendere la presenza dei caloriferi non solo un necessario ingombro, ma bensì un elemento distintivo e caratterizzante, quasi si trattasse di un complemento d’arredo.

Negli anni settanta ed ottanta del secolo scorso, contemporaneamente alla comparsa dei primi caloriferi in alluminio, oltre al classico modello a colonne, si diffusero anche dei radiatori in ghisa a piastre, che rispetto ai soliti modelli a colonne presentavano una superficie radiante più ampia, consentendo migliori prestazioni.

Una soluzione alternativa per chi proprio non sopporta la vista dei termosifoni in ghisa in giro per casa, è quella di nasconderli. Si tratta di una consuetudine piuttosto diffusa un tempo, quando gli arredi venivano fatti per lo più su misura e dunque il falegname che realizzata i mobili andava a costruire anche delle griglie decorate o una sorta di piccoli mobili, attorno agli elementi radianti, che così scomparivano alla vista.

Oggi si tende molto meno a nascondere i caloriferi, non solo perché oramai gli arredi sono tutti modulari e fatti in serie e difficilmente ci si rivolge ad artigiani, ma soprattutto perché andando a nascondere e coprire i termosifoni si finisce per limitarne il funzionamento, vedendo lievitare le bollette. Peraltro, da quando è entrato in vigore l’obbligo di installazione delle cosiddette valvole termostatiche è bene che i caloriferi siano sempre facilmente raggiungibili, in modo tale da poter regolare la temperatura di ogni singolo ambiente ogni qualvolta si desideri.

– Vantaggi e svantaggi dei radiatori in ghisa

Come abbiamo già accennato, l’impiego di radiatori in ghisa comporta numerosi vantaggi. Ciò non toglie che vi siano anche dei punti deboli, che fanno sì che talvolta sia meglio propendere per elementi in alluminio. Vediamo allora di analizzare pro e contro.

Innanzitutto, la ghisa ha un’elevatissima inerzia termica ovvero è in grado di immagazzinare calore e mantenerlo a lungo. Ciò significa che, anche nel momento in cui l’impianto viene spento, gli elementi dei termosifoni in ghisa si raffreddano molto lentamente, continuando comunque a riscaldare il locale in cui si trovano.

La ghisa è una lega ferrosa praticamente inattaccabile da parte degli agenti esterni e del tutto immune da problemi di corrosione. Pertanto, la vita utile di un calorifero in ghisa è davvero lunga. Purtroppo, di contro, il fatto che si abbia a che fare con elementi per lo più verniciati può rendere la manutenzione piuttosto dispendiosa, perché affinché esteticamente tutto risulti impeccabile, bisognerà periodicamente prevedere una riverniciata di tutte le superfici.

La ghisa, però, fa segnare un ulteriore punto a suo favore: essa infatti nel momento in cui si dilata non provoca fastidiosi rumori, per cui il funzionamento dei caloriferi realizzati con questo materiale, acusticamente parlando, non arreca alcun disturbo.

La ghisa, inoltre, è un materiale decisamente più costoso rispetto ad altri, primo fra tutti l’alluminio. Infatti, il prezzo, oggi, è la principale ragione per cui tra i due materiali spesso si propende per il secondo.

Quello che rappresenta uno dei maggiori vanti dei radiatori in ghisa, ovvero il fatto che riescano a trattenere a lungo il calore e dunque si raffreddino molto lentamente, in alcuni frangenti potrebbe rivelarsi un punto a sfavore di tali elementi. I caloriferi in ghisa infatti, rispetto a quelli in alluminio ci mettono molto più tempo anche a riscaldarsi e a raggiungere la temperatura desiderata.

Nelle case abitate in modo permanente ciò normalmente rappresenta un vantaggio, mentre diventa uno svantaggio nelle abitazioni in cui la presenza non è costante, in particolar modo nelle case di vacanza dove l’impianto può rimanere a lungo spento, ma anche in quelle in cui è richiesta una temperatura interna più elevata solo nelle prime ore del mattino o in quelle serali. In tali frangenti per raggiungere la temperatura può volerci un bel po’ di tempo e dunque conviene propendere per l’alluminio, che si rafredda prima, ma riscalda più velocemente.

Altro problema legato ai radiatori in ghisa a colonne è il peso, che rende il trasporto, nonché il montaggio decisamente più lungo e faticoso se rapportato a quello di termosifoni più leggeri, specie se si ha a che fare con elementi piuttosto grandi.

Infine, oggi, anche esteticamente molti preferiscono le linee semplici e più moderne dei radiatori in alluminio, che peraltro sono più facili da pulite. Certo, questo è molto soggettivo e vale solo per chi ama lo stile contemporaneo, non certo per chi predilige atmosfere particolari, arredate con elementi classici o vintage, per i quali l’accostamento con dei caloriferi in ghisa rappresenta, al contrario, un po’ la ciliegina sulla torta.

– Come scegliere i termosifoni in ghisa perfetti

Una volta che, per la propria abitazione, si è deciso di optare per l’installazione di caloriferi in ghisa, in seconda battuta bisogna scegliere quale siano la tipologia ed il modello che maggiormente rispondono alle necessità e ai gusti del singolo.

La prima cosa da fare è capire le dimensioni, o più correttamente, quale debba essere la resa termica dei singoli radiatori in ghisa che si dovranno posizionare in ciascun locale. Questa, chiaramente, dipenderà dal volume dell’ambiente che bisogna riscaldare e dal fatto che al suo interno vi sia la predisposizione per un solo calorifero o più d’uno.

Abbiamo già affrontato la questione in passato, pertanto se desiderate saperne di più vi rimandiamo all’articolo dedicato.

I caloriferi in ghisa, al pari di quelli in acciaio o in alluminio, possono essere posizionati un po’ ovunque, sebbene di norma si preferisca installarli sulle pareti esterne. Sovente poi, lo spazio per collocare tali elementi è limitato, poiché vi è un’apposita rientranza nel muro, per lo più collocata al di sotto delle finestre.

Detto ciò, tutti i radiatori di tipo più tradizionale si contraddistinguono non solo per il numero di elementi che, ma anche per il numero di colonne, che di fatto contraddistinguono la profondità del singolo calorifero.

Se il numero degli elementi di due termosifoni in ghisa è il medesimo, non è detto che garantiscano le stesse prestazioni. È bene sottolineare che radiatori in ghisa 2 colonne, scalderanno meno di radiatori in ghisa 3 colonne, che a loro volte avranno prestazioni inferiori a radiatori ghisa 4 colonne.

Oltre a ciò, bisognerà anche considerare l’altezza delle colonne, perché per ciascuna linea di caloriferi, di qualunque marca e modello, esistono molteplici varianti che si distinguono per numero di colonne, numero di elementi, ed altezza degli stessi.

A parte le varianti più tradizionali, esistono radiatori più particolari, che si estendono o in verticale, con altezze di 1,5 m ed oltre, oppure altri che, invece, si sviluppano in orizzontale, come i cosiddetti “porcellini”: radiatori in ghisa alti 30-40 cm, ma il cui sviluppo occupa un’intera parete o quasi.

Ovviamente, poi, in commercio sono disponibili varie linee e spesso per ciascuna vi sono diverse versioni: da quelle più lisce e lineari, che in taluni casi sono piuttosto squadrate, o al contrario sinuose e tondeggianti, fino a quelle rifinite, con decorazioni in rilievo, particolarmente vistose ed eleganti.

Le opzioni sono davvero tantissime e non c’è che l’imbarazzo della scelta: ovviamente ci si orienterà sulla base dei propri gusti e sempre con un occhio di riguardo all’arredo che contraddistingue la propria casa. Con mobili d’epoca propendere per dei caloriferi stile liberty è quasi una scelta obbligata.

Nelle abitazioni più moderne, invece, si prediligono modelli essenziali, più semplici possibile, anche se talvolta elementi più vintage e particolari possono sposarsi alla perfezione anche con atmosfere contemporanee, magari resi diversi da colorazioni accese, possono staccare creando un contrasto deciso e voluto, in grado di aggiungere fascino e carattere al tutto.

In ultimo, anche il prezzo può influire nella scelta di un modello piuttosto che di un altro, perché la forbice tra modelli standard e invece termosifoni di alta gamma e decorati è piuttosto ampia. Abbiamo già detto, peraltro, che i radiatori in ghisa costano più di quelli in alluminio, ma anche tra questi ce n’è di più cari e di meno cari.

– Concludendo

Come avrete capito, oggi, all’interno delle moderne abitazioni è certamente possibile rinunciare alla presenza dei caloriferi, in favore di avanzate soluzioni integrate.

Tuttavia, se ristrutturando avete deciso di limitare le spese e sostituire i vecchi termosifoni in ghisa con altri nuovi, non preoccupatevi.

Si tratta pur sempre di elementi che possono avere il loro fascino. Peraltro, tra tutti i modelli attualmente in commercio non faticherete di certo a trovare quelli più adatti alla vostre esigenze, per modello, stile, colore prestazioni e prezzo.

Sara Raggi

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