Si definiscono costi di successione le tasse che siamo tenuti a pagare nel momento in cui diventiamo beneficiari di un’eredità.

Il trasferimento del patrimonio da una persona a un’altra, infatti, non è un atto gratuito e gli eredi che lo ricevono sono dunque tenuti a corrispondere allo Stato un preciso pagamento, che varia a seconda dei casi.

Questa guida, dunque, nasce con lo scopo di fare chiarezza su questo complesso argomento, anche con l’ausilio di una pratica tabella esplicativa.

Il nostro obiettivo è infatti quello di definire il costo dell’atto di successione, spiegare a quali regole è soggetto e chi sono nello specifico le persone tenute a pagare. Se l’argomento risulta di vostro interesse, quindi, vi auguriamo buona lettura. 

– Imposta di successione: cos’è e come si paga

Come abbiamo anticipato nel corso dell’introduzione, l’imposta di successione è la tassa che gli eredi di un testamento sono tenuti a pagare per legge.

In questo paragrafo, dunque, cercheremo di capire più nello specifico in che cosa consiste questa imposta, sulla base di quali dati viene calcolata e, ovviamente, chi sono le persone che la devono pagare.

Come calcolare l’imposta di successione

Per poter calcolare l’imposta di successione, occorre innanzitutto comprendere il significato di due importanti concetti: attivo ereditario e passivo ereditario. Il calcolo della tassa di successione, infatti, altro non è se non il valore indicante la differenza tra questi due fattori: su questo valore viene dunque calcolata l’imposta.

Andiamo quindi a vedere, più nello specifico, in che cosa consistono materialmente l’attivo ereditario e il passivo ereditario.

I beni che compongono l’attivo ereditario sono i seguenti:

  • beni immobili;
  • beni mobili di qualsiasi tipo, ad eccezione dei titoli di Stato e degli autoveicoli iscritti al pubblico registro automobilistico;
  • le varie azioni e partecipazioni in società;
  • tutti i beni decorativi dell’abitazione (quadri, soprammobili, gioielli, ecc…).

Il passivo ereditario è invece composto dai beni elencati qui di seguito:

  • tutti i debiti del defunto;
  • le spese mediche che gli eredi hanno sostenuto a favore del defunto nei suoi ultimi sei mesi di vita;
  • le spese del funerale e della sepoltura.

L’imposta di successione, dunque, è data dall’asse ereditario: esso è per l’appunto il valore che si trae dalla differenza tra attivo e passivo e sul quale, tolte le varie franchigie ed esenzioni previste dalla legge, si arriva a calcolare la tassa in questione. La domanda è: come bisogna fare per pagarla?

Tassa di successione: come si paga e a quali costi

Nel momento in cui gli eredi percepiscono l’eredità, essi hanno l’obbligo di presentare, entro un periodo di dodici mesi, una Dichiarazione di Successione all’Agenzia delle Entrate. Il suddetto documento dev’essere presentato da almeno uno dei seguenti soggetti:

  • gli eredi e i legatari, o i loro rappresentanti legali;
  • gli amministratori dell’eredità;
  • i curatori delle eredità giacenti;
  • l’esecutore testamentario.

Non sono invece tenuti a versare alcuna imposta le seguenti persone:

  • gli eredi che hanno scelto di rinunciare all’eredità;
  • i coniugi e i figli che hanno ricevuto l’eredità in linea retta dal defunto;
  • gli eredi il cui attivo ereditario non superi i 100.000 euro;
  • gli eredi la cui eredità non comprenda beni o diritti reali immobiliari.

Tutti gli altri, invece, sono tenuti a versare la tassa di successione, il cui importo è calcolato secondo cifre precise stabilite dalla legge.

Per rendere il discorso maggiormente più comprensibile, di seguito proponiamo una piccola tabella riassuntiva:

Imposta di successione tabella

Grado di parentela Imposta
Coniugi e parenti in linea retta 4% sulla quota ereditaria eccedente 1 milione di euro +

2% dell’imposta ipotecaria e 1% dell’imposta catastale sugli immobili

(o di 168 euro ciascuna se per l’erede è una prima casa)

Fratelli e sorelle 6% sulla quota ereditaria eccedente 100.000 euro +

2% dell’imposta ipotecaria e 1% dell’imposta catastale sugli immobili

(o di 168 euro ciascuna se per l’erede è una prima casa)

Parenti fino al 4° e affini fino al 3° 6% sulla quota ereditaria senza alcuna franchigia +

2% dell’imposta ipotecaria e 1% dell’imposta catastale sugli immobili

(o di 168 euro ciascuna se per l’erede è una prima casa)

Altre persone 8% sulla quota ereditaria senza alcun franchigia +

2% dell’imposta ipotecaria e 1% dell’imposta catastale sugli immobili

(o di 168 euro ciascuna se per l’erede è una prima casa)

Portatori di handicap gravi Diritto a una franchigia di 1,5 milioni di euro

 

Come si evince chiaramente dalla tabella, dunque, l’imposta di successione è soggetta a valori fissi per legge ed è pertanto molto importante che la Dichiarazione venga compilata nella maniera corretta, senza commettere alcun tipo di errore. Se, tuttavia, ciò dovesse accadere, come dovremmo porvi rimedio? Ne parliamo nel prossimo paragrafo.

– Costi della successione modificativa: come rimediare agli errori della prima stesura

Come abbiamo affermato nel paragrafo precedente, la presentazione della Dichiarazione di Successione è un momento piuttosto delicato, in quanto bisogna essere certi di farlo rispettando tutte le regole stabilite dalla legge e compilando nella maniera corretta tutti i campi che ci vengono richiesti.

Andiamo quindi a vedere insieme quali sono i dati che bisogna indicare all’interno della Dichiarazione.

Dichiarazione di Successione: i dati obbligatori da inserire

Di seguito, elenchiamo tutti i dati che devono obbligatoriamente comparire nella Dichiarazione di Successione. Essi sono:

  • i dati del defunto;
  • l’albero genealogico del defunto al fine d’individuare i suoi eredi;
  • i dati di ogni erede e la sua relazione di parentela con il defunto;
  • gli immobili che vengono lasciati in eredità;
  • le azioni in Borsa, i titoli e le aziende del defunto;
  • le donazioni che il defunto ha effettuato mentre era ancora in vita;
  • i debiti del defunto.

Una volta che avremo compilato la Dichiarazione di Successione inserendo questi dati, dovremo depositarla presso l’Agenzia delle Entrate entro dodici mesi dall’apertura della data di successione, vale a dire dalla data di morte del defunto.

Ma cosa accade nel momento in cui, dopo averla versata, riscontriamo degli errori trovandoci così nella necessità di doverla modificare? E, soprattutto, quanto costa la rettifica della Successione?

Come modificare la Dichiarazione di Successione e quanto costa farlo

Correggere la Dichiarazione di Successione, di fatto, non rappresenta una questione particolarmente complessa: chiunque può trascrivere un dato errato e l’Agenzia delle Entrate offre dunque la possibilità di presentare una nuova Dichiarazione di Successione modificativa versando le sole imposte da bollo e di trascrizione, in quanto si tratta della semplice correzione di un errore marginale.

In questo caso, pertanto, i costi da sostenere sono relativamente bassi, ma devono sempre essere calcolati in aggiunta a quelli che vengono normalmente richiesti per la presentazione della Dichiarazione di Successione.

Nel prossimo paragrafo, dunque, ci occuperemo proprio di questo: vederemo quali e quanti sono i costi richiesti per questo tipo di procedimento giuridico e quali sanzioni sono previste nel caso in cui la Dichiarazione venga presentata oltre i termini stabiliti dalla legge.

– Dichiarazione di Successione tardiva: quali sono le sanzioni

Nel paragrafo precedente abbiamo chiaramente indicato qual è il termine stabilito per legge entro il quale presentare la Dichiarazione di Successione: essa, infatti, deve pervenire all’Agenzia delle Entrate entro un anno esatto dalla morte della persona dispensatrice dell’eredità, nelle modalità che abbiamo già illustrato.

Quello su cui ci concentreremo ora, dunque, riguarda i costi da pagare alla presentazione della Dichiarazione: sia che si tratti di sanzioni, in caso di presentazione oltre i termini stabiliti, sia che si tratti di quelli normali e previsti dalla legge all’atto di presentazione del documento. Vediamoli entrambi.

Presentazione tardiva della Dichiarazione di Successione: quanto ci costa

Diversamente da quanto si potrebbe temere, lo Stato si dimostra stranamente comprensivo nei confronti di coloro che presentano la Dichiarazione di Successione oltre i dodici mesi stabiliti dalla legge.

In questo caso, infatti, l’erede che commette tale errore ha la possibilità di appellarsi al cosiddetto “ravvedimento operoso“, presentando volontariamente una Dichiarazione tardiva.

In questo modo, l’Agenzia delle Entrate si limiterà a calcolare un tot d’interessi per ogni giorno di ritardo, che andranno dunque a sommarsi alle normali spese previste per la presentazione del documento.

L’ironia, infatti, è che gli interessi in questione sono davvero bassi: si parla di qualche decina di euro, a differenza di quelle che sono le spese della normale presentazione (che vanno ovviamente aggiunte agli interessi in questione), le quali si presentano invece molto più alte.

Presentazione della Dichiarazione di Successione entro i termini stabiliti: quanto e come si paga

Come abbiamo detto, se le sanzioni in caso di presentazione tardiva della Dichiarazione sono stranamente esigue, non vale lo stesso nel caso delle normali imposte che lo Stato richiede di pagare per presentare questo tipo di documento.

Nel caso in cui si decida di depositare la Dichiarazione di Successione direttamente all’Agenzia delle Entrate, infatti, è possibile pagare in due differenti modalità: o tramite il modello F24, o con addebito sul conto corrente. Se l’importo da pagare è superiore ai 1000 euro, inoltre, lo Stato offre la possibilità di pagarlo a rate, in questo modo:

  • entro sessanta giorni dall’avviso della notifica di liquidazione è obbligatorio versare almeno il 20% dell’importo;
  • la parte rimanente può invece essere versata in otto rate trimestrali (o in dodici nel caso in cui la cifra superi i 20.000 euro), sulle quali cadono gli interessi calcolati dal primo giorno successivo al pagamento della tranche iniziale. Ogni rata, inoltre, scade l’ultimo giorno di ciascun trimestre.

Questa spesa, dunque, dev’essere sommata sia all’imposta di successione (quella di cui abbiamo calcolato i costi grazie all’apposita tabella), che alle eventuali ulteriori sanzioni in caso di presentazione tardiva della Dichiarazione.

A tutto questo, inoltre, occorre anche aggiungere le ovvie spese notarli nel caso in cui ci siamo fatti assistere da un professionista, la cui parcella per questo tipo di lavoro varia molta a seconda dei singoli casi ma, in generale, si attesa su di una cifra compresa tra i 300 e i 1000 euro, cui bisogna aggiungere le varie imposte, marche da bollo e tributi vari.

Qualcuno potrebbe dunque pensare che, visti i costi già particolarmente elevati, non è proprio il caso di andare a disturbare anche il notaio: data la delicatezza e la complessità di questo tipo di procedimenti giuridici, tuttavia, rivolgersi a un professionista rappresenta sempre la scelta migliore, nonostante le parcelle alte.

Non dimentichiamoci che abbiamo pur sempre la facoltà di farci fare più preventivi per poi scegliere quello più economico.

Esistono delle spese detraibili?

A questo punto, dopo aver appreso tutto quello che c’è da pagare, è lecito chiedersi se esistano delle spese detraibili, che possano quindi “alleggerire” un po’ la nostra situazione.

Ebbene, la buona notizia è che per esistere esistono, la cattiva è che si tratta di somme abbastanza irrisorie, quantomeno se paragonate all’intero ammontare. Le spese detraibili sono infatti unicamente quelle relative al funerale e devono ovviamente essere documentate tramite fatture o ricevute.

La cifra massima che è possibile detrarre ammonta a soli 294,50 euro, che corrisponde al 19% di una spesa massima di 1550 euro. A beneficiare di questa detrazione sarà l’erede che ha pagato la suddetta spesa: se, tuttavia, essa è stata suddivisa tra più persone, allora il corrispettivo dovrà ovviamente essere diviso tra tutti i paganti.

Come abbiamo detto all’inizio, dunque, si parla davvero di cifre irrisorie, che poco vanno a incidere sull’ingente totale delle spese da pagare.

– Conclusione

Siamo giunti alla fine di questa guida dedicata al pagamento dell’imposta di successione che, come abbiamo avuto modo di scoprire, rappresenta un procedimento giuridico e burocratico particolarmente complesso, nel quale entrano in gioco molte variabili.

La tabella esplicativa che vi abbiamo proposto, infatti, serve per permettervi di farvi un’idea in merito a quello che stabilisce la legge ma, trattandosi di un campo in cui sono richieste competenze molto specifiche, il consiglio è sempre quello di affidarsi a un bravo professionista.

Sebbene le parcelle richieste da coloro che si occupano di queste questioni si presentino particolarmente elevate, infatti, è pur vero che fare da soli non è mai l’idea migliore, a meno di non essere certi di possedere particolari abilità nel campo.

Quando ci sono di mezzo così tanti numeri e così tante leggi tutte insieme, infatti, andare in confusione è più facile di quanto sembri e ciò potrebbe indurci a commettere errori anche grossolani.

Ben venga, pertanto, l’aiuto di un professionista, che possa risolvere al posto nostro questa fastidiosa incombenza e liberarci così di questo grosso peso.

Eliana Tagliabue

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