Si sente spesso parlare di Eternit, soprattutto rispetto ai costi e alle tecniche di smaltimento che questo materiale comporta. In realtà, il solo nome mette paura, in quanto è ritenuto estremamente nocivo per la salute umana.

Tutt’oggi ci sono ancora moltissime coperture realizzate in Eternit, specie quelle di capannoni e strutture di grandi dimensioni, industriali, ma anche scolastiche, o ricettive. A dispetto di quanto si possa pensare, non sempre è necessario rimuoverle.

Nel seguito della trattazione vedremo di spiegare bene il perché di questa affermazione. Inoltre, è bene tener presente che, anche nei casi in cui l’amianto effettivamente potrebbe risultare pericoloso, è possibile pensare di lasciarlo dov’è, rendendolo di fatto, almeno temporaneamente, innocuo.

In ogni caso, la cosiddetta “bonifica amianto”, quindi non solo la rimozione dell’Eternit, ma anche il suo incapsulamento e/o confinamento, non può essere realizzata a cuor leggero.

Solo ditte specializzate ed autorizzate possono lavorare a contatto con questo materiale, anche perché, per la sicurezza e la salvaguardia della salute dei lavoratori, è necessario che essi adottino specifiche procedure ed indossino particolari indumenti e precauzioni, seguendo  tutte le disposizioni contenute nel Piano di Sicurezza, che qualora si abbia a che fare con l’amianto è sempre necessario.

Vediamo allora di capire bene innanzitutto cos’è quest’Eternit, come si presenta, quando deve essere rimosso e  come. Ovviamente, cercheremo di darvi anche un’idea anche rispetto ai costi legati a quest’operazione.

– Cos’è l’Eternit?

L’Eternit è sostanzialmente una mistura di cemento e fibre a base di amianto, detta anche fibrocemento, che vanta un’elevata resistenza a trazione. Il termine Eternit, deriva dal latino aeternitas (eterno), che era il nome della ditta belga che per prima, agli inizi del novecento, si cimentò nella produzione di questo materiale per l’edilizia.

Brevettato nel 1901 dall’austriaco Ludwig Hatschek, questo innovativo materiale venne immediatamente acquisito dalla ditta Schweizerische Eternitwerke AG di Niederurnen, che lo impiegò da subito per la produzione di componenti edili. Da quel momento la sua diffusione aumentò sempre più, almeno sino agli anni ’90 del secolo scorso, quando per motivi legati alla salute, nel 1992, fu definitivamente messo al bando, sia in Italia che nel resto d’Europa.

L’utilizzo principale dell’Eternit nel settore dell’edilizia è stato indubbiamente quello per la copertura dei tetti, soprattutto in forma di onduline o di lamiere piane. Questo però ha trovato impiego anche in altri settori. Dall’idraulica, con la produzione di tubi a costituire interi acquedotti e reti idriche; alla meccanica, per realizzare freni delle auto, fino all’oggettistica più comune, come ad esempio per la produzione di vasi e fioriere.

Intorno agli anni quaranta l’Eternit conobbe il suo periodo di massimo splendore e venne impiegato anche per l’isolamento termico degli edifici e degli impianti e come rinforzante per le vernici.

L’amianto e l’eternit

Come già detto, i manufatti realizzati in Eternit sono costituiti da una matrice cementizia rinforzata da fibre di amianto. Il nome scientifico dell’amianto, in realtà, è asbesto. Si tratta di un minerale del gruppo degli inno silicati e dei filo silicati, che assume la sua configurazione tipica a seguito di un processo idrotermale, a basse temperature e pressioni.

In natura questo minerale è piuttosto diffuso ed apprezzato perché è resistente ed al contempo leggero, ma soprattutto per le sue caratteristiche di alta resistenza al fuoco ed al calore.

Di per sé, l’amianto è altamente tossico e decisamente nocivo per la salute umana solo qualora le polveri sottili che sprigiona vengano inalate per lungo tempo. Queste possono causare l’asbestosi, una patologia polmonare cronica che può portare a tumori dei bronchi e della pleura.

L’eternit è dunque un potenziale pericolo, che è sbagliato sottovalutare, perché agisce in maniera silenziosa e quando meno ce lo si aspetta, in quanto le malattie associate all’inalazione delle polveri d’amianto hanno un periodo di incubazione che può durare fino a 30 anni.

I primi studi sulla pericolosità dell’amianto risalgono addirittura agli anni sessanta del secolo scorso, quando lo scienziato americano Irving Selikoff evidenziò chiaramente che inalando le sottilissime sottilissime fibre d’amianto che si trovavano disperse nell’aria, queste si potevano depositare con facilità nei polmoni dando origine a patologie di una certa rilevanza.

Nonostante ciò, la produzione dell’amianto è proseguita indisturbata fino agli anni ottanta e purtroppo in molti Paesi del mondo, come la Cina, la Russia, l’India e la Tailandia questo materiale è tutt’ora in uso.

Nel nostro paese con la Legge n. 257 del 27 Marzo 1992 viene vietata la produzione, l’estrazione, la commercializzazione ed l’importazione di qualunque manufatto contenete amianto, ma non viene in alcun modo imposta la rimozione laddove questo sia ancora presente.

Il problema dunque non viene risolto, poiché tutto l’Eternit massicciamente installato fino agli anni ottanta, sui tetti, ma non solo, rimane in gran parte ancora oggi in opera ed indisturbato.

In particolar modo, in edilizia, l’Eternit è stato utilizzato, oltre che per la realizzazione di coperture, grondaie, pluviali, e tettoie, anche per coibentare sottotetti, soffitti e controsoffitti; costruire cassoni, pozzi e serbatoi, ma anche canne fumarie, pannelli interni, tubazioni interrate, sia per l’acqua che per le fognature e perfino per pavimentare grandi superfici con vinil-amianto, specie all’interno di scuole, ospedali e strutture pubbliche.

– Quando è necessario rimuoverlo e smaltirlo?

Come avrete capito, in generale, un pò ovunque, vi è ancora una massiccia presenza di amianto. Molti, magari, osservando i tetti dei capannoni che scorgono dalle finestre di casa, si saranno chiesti: “è normale che tali coperture non vengano sostituite?

Cosa si può fare a riguardo? Possiamo dormire sonni tranquilli o dovremmo preoccuparci per la nostra salute e per quella dei nostri familiari?”.

Iniziamo a dire che, mentre lo smaltimento dell’amianto rimosso è SEMPRE obbligatorio, altrettanto non può dirsi per la sua rimozione.

Questa è indispensabile solo quando il materiale risulti degradato, deteriorato, mal conservato e/o friabile. Sono questi i casi vi è un effettivo rischio per la salute umana e dunque è bene (nonché diventa obbligatorio), per tutelarsi, provvedere repentinamente alla rimozione.

Al contrario, se i manufatti in Eternit, dovessero presentarsi in ottimo stato di conservazione, allora, non vi è alcuna legge che ne prescriva la rimozione ed il conseguente smaltimento. Ciò non toglie che sarebbe necessario continuare a monitorarli costantemente, in modo tale da riuscire ad accorgersi immediatamente dell’istaurarsi di una condizione di pericolo.

Inoltre, per tutelarsi nel migliore dei modi possibili, nel caso in cui l’Eternit sia compatto si può procedere con la cosiddetta “bonifica amianto”, che può essere fatta tramite incapsulamento o confinamento. Vediamo di che si tratta.

– Bonifica amianto

La bonifica dell’amianto è un’operazione completamente diversa rispetto allo smaltimento. L’Eternit infatti, in questi casi, non viene in alcun modo rimosso, ma rimane in opera, lì dove è sempre stato. Solo viene messo in sicurezza, in modo che non possa nuocere in alcun modo. La bonifica amianto, è effettuabile con diverse modalità, che dipendono in larga parte dal tipo di manufatti con cui si ha a che fare e dal fatto che ci si trovi in presenza di materiali friabili o compatti.

In via del tutto generale si opera per incapsulamento o confinamento. Per entrambi gli interventi costi e tempi sono minori rispetto a quelli necessari per la rimozione e lo smaltimento, ma non sempre è possibile procedere alla bonifica, se il materiale è  compromesso in modo importante, o friabile. Vediamo, però, come è possibile procedere e quando scegliere un tipo di intervento piuttosto che l’altro, o ancora entrambi assieme.

Incapsulamento

L’incapsulamento è, a tutti gli effetti, un trattamento che viene eseguito sulle superfici realizzate in amianto con prodotti penetranti o ricoprenti, che tendono ad inglobare le fibre di amianto, ripristinando l’aderenza al supporto e proteggendo le superfici, formando su di esse una sorta di pellicola protettiva.

Questo tipo di procedura è l’ideale per i manufatti più recenti, realizzati alla fine degli anni ’80, o nei primi anni ’90, che presentino una buona solidità e compattezza e che dunque, grazie al solo incapsulamento, cessino sostanzialmente di essere pericolosi.

In tutti i casi è necessario programmare interventi di controllo e manutenzione a scadenze prefissate, per monitorare sempre la situazione ed individuare repentinamente potenziali danni. A fine lavori, il responsabile dei lavori dell’impresa di bonifica dovrà attestare e certificare che il rivestimento incapsulante posto in opera è conforme alle disposizioni di legge.

Confinamento

Il confinamento, come si evince dal nome, consiste nel confinare il problema, procedendo all’installazione di una barriera che separi le struttura in amianto dalle aree vivibili dell’abitazione. In questi frangenti, però, diversamente da quanto non avvenga con l’incapsulamento, si potrà avere comunque un rilascio di fibre nocive, ma queste rimarranno racchiuse all’interno della zona di confinamento, non provocando danni alla salute.

Si può anche procedere prima all’incapsulamento ed immediatamente dopo al confinamento, per garantirsi ancora maggior sicurezza. In tutti i casi è indispensabile avere un programma di controllo e manutenzione della struttura.

– Come smaltire Eternit

La rimozione dell’Eternit finalizzata allo smaltimento, va svolta unicamente da parte di ditte specializzate ed autorizzate, proprio perché prevede tutta una serie di operazioni particolari. Vediamo allora di capire come si procede.

Innanzitutto bisogna che degli esperti, attraverso un sopralluogo, verifichino la presenza di amianto ed il suo stato di conservazione. Poi dovranno preparare tutta la documentazione necessaria per ottenere dall’Asl l’autorizzazione alla rimozione, inviandola almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori.

Operativamente, per prima cosa, dopo aver allestito il cantiere, dovranno comunque incapsulare l’amianto, bonificare le superfici circostanti con cui questo era in diretto contatto e poi procedere alla sua rimozione, trasportando il prodotto in discarica dove andrà correttamente smaltito, poiché si tratta di rifiuti tossici.

Ovviamente ognuno dei passaggi suddetti andrà eseguito sempre nel massimo rispetto della sicurezza, dal momento che il materiale può rilasciare polveri nocive.

Smaltimento Eternit fai da te

Tenete conto che, teoricamente fino a 30 kg di materiale, i manufatti in Eternit possono anche essere smaltiti direttamente dal proprietario o da chi per esso, sempre previa comunicazione all’Asl di zona. Detto ciò, il nostro consiglio è quello di rivolgersi sempre e comunque ad una ditta specializzata, che si occupi con competenza e sicurezza di effettuare le operazioni del caso.

Se proprio volete cimentarvi in autonomia nella rimozione dell’eternit (a patto che si tratti di piccoli manufatti, con quantitativi minimi d’amianto) abbiate cura di non disperderlo nell’ambiente ed agite con tutte le cautela del caso, attrezzandovi con tute protettive, guanti, mascherine e occhiali e sempre senza impiegare attrezzi quali elettroseghe, seghetti o martelli, che potrebbero causare fratture con conseguente dispersione delle fibre.

– Costo di smaltimento

Veniamo ora alle dolenti note. È inutile prendersi in giro. Tutti, sapendo che l’eternit potenzialmente potrebbe nuocere alla salute, non vorremmo averci niente a che fare.

Seppure nell’immediato si ha la certezza che il tetto in eternit che sta sopra le nostre teste non causa problemi, perché l’abbiamo fatto controllare e si trova in buono stato di conservazione, una volta che si è consapevoli del fatto che in futuro potrebbe questo potrebbe diventare pericoloso, si preferirebbe rimuoverlo e sostituirlo.

Il problema non è la volontà di intervenire. Il più delle volte lo si fa solo quando si è davvero costretti solo per motivi di costi.

Quando può costare, allora, la rimozione e lo smaltimento dell’amianto?

Innanzitutto, come per ogni cosa, ogni intervento ha le proprie specificità e dunque è difficile stabilire un prezzo a priori, ma cerchiamo comunque di capire di che tipo di cifre stiamo parlando e soprattutto quali sono le voci di spesa di cui è fondamentale tener conto.

Ad esempio, per rimuovere, trasportare in discarica e smaltire le classiche lastre ondulate di eternit, che spessissimo si trovano a copertura dei capannoni industriali, si va da prezzi che arrivano fino a 25 euro per ogni mq rimosso, se la superficie non è molto estesa (al di sotto dei 100 mq).

All’aumentare della superficie da rimuovere il costo a mq diminuisce perché chiaramente l’incidenza dei costi “fissi” si riduce e si può spendere anche la metà o meno (fino a 10-12 euro/mq).

In realtà poi, per le imprese che se ne occupano, esiste un costo smaltimento amianto al kg, a seconda di quanto materiale portano in discarica e quindi ci sono delle variabili a seconda del tipo di manufatti e pannelli che si desidera rimuovere.

Nelle cifre suddette, però sono già ricompresi gli oneri relativi alle prescrizioni ASL ed alle attrezzature specifiche necessarie per effettuare le operazioni, normalmente in dotazione delle ditte specializzate, quali camera di decontaminazione, tute protettive, ecc.…

Il problema è che a questi costi di rimozione e smaltimento dell’amianto è poi necessario aggiungere:

  • quelli necessari per installare il ponteggio (quando necessario) o per noleggiare l’autogru;
  • quelli della parcella del professionista che si occuperà di redigere la pratica edilizia (SCIA) e di quello che si occuperà del Piano di Sicurezza e Coordinamento e tutto quanto ad esso connesso
  • e soprattutto, poi, quelli necessari per rifare la copertura.

È chiaro dunque che costi totali per la rimozione, lo smaltimento e la sostituzione dell’amianto sono impegnativi. Come fare? Ecco, in arrivo, le buone notizie. Per questo tipo di interventi esiste la possibilità di sfruttare appositi incentivi statali.

Bonus e incentivi smaltimento amianto

Per la rimozione dell’amianto, in base al richiedente ed al tipo di intervento programmato, è possibile sfruttare diversi bonus fiscali: dall’Ecobonus, al Bonus ristrutturazioni, fino al Credito d’imposta, dedicato quest’ultimo solo ai titolari di reddito d’impresa, ovvero di un credito che dà diritto a sgravi fiscali nei confronti dell’Erario.

Anche se si procede con la bonifica è possibile usufruire del Bonus Ristrutturazioni e beneficiare del recupero fiscale del 50% di quanto speso, detraendolo dall’Irpef nei 10 anni successivi.

Nel 2010, AzzeroCO2 e Legambiente hanno lanciato anche una campagna “Eternit Free” proprio con l’obiettivo di promuovere la sostituzione delle coperture realizzate in cemento amianto con impianti fotovoltaici da installare presso le aziende del territorio. Infine Comuni e Regioni talvolta hanno varato incentivi specifici per questo tipo di operazioni, pertanto informatevi bene sul territorio prima di procedere!

Se avete dei dubbi sul vostro tetto o su qualche manufatto in particolare, rivolgetevi subito ad una ditta specializzata nella rimozione e nel trattamento dell’Eternit, che innanzitutto conduca gli accertamenti del caso e poi vi prospetti le diverse possibilità di intervento con i relativi costi.

Ricordate: la salute viene sempre prima di ogni altra cosa!

Sara Raggi

Ingegnere per tradizione di famiglia, dopo la prima laurea specialistica conseguita nel 2004 al Politecnico di Milano, ho deciso di assecondare il mio spirito creativo e diventare anche architetto. Così, da oramai più di 10 anni, il mio mestiere principale, nonché la mia passione, è proprio quello di progettare ed arredare le case. L’amore per la scrittura però mi accompagna da sempre e per questo, oramai da diverso tempo, scrivo per il web, soprattutto occupandomi di arredamento ed edilizia.
Sara Raggi

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