Spesso si sente parlare di sanatoria edilizia, ma siete certi di sapere davvero di cosa si tratti?

Se siete consapevoli di aver commesso un abuso edilizio o, per dover vendere casa, vi trovate a dover rimediare ad una mancanza, magari commessa in buona fede dai vostri genitori molti anni prima, sappiate che non sempre è possibile, ma qualora lo sia dovrete per forza di cosa far ricorso ad una pratica in sanatoria, che è cosa ben diversa da un condono!

Vediamo allora innanzitutto di comprendere quale sia la differenza tra queste sue espressioni, che troppo spesso nel gergo comune vengono utilizzate come sinonimi e che invece hanno un significato profondamente diverso. Infine cerchiamo di capire bene a cosa serve, quando, con che iter e a che prezzo può essere richiesta una sanatoria edilizia.

Condono o sanatoria edilizia? Qual’è la differenza?

Chiariamo da subito un concetto: una sanatoria edilizia non è un condono! La differenza tra sanatoria e condono è fondamentale!

Ad oggi non è possibile avvalersi di alcun condono perché, in Italia, l’ultimo condono edilizio è stato disciplinato dalla legge numero 326 del 2003. Esso ha consentito di sanare volontariamente tutti gli abusi edilizi realizzati entro il 31 marzo 2003, a patto che la domanda fosse presentata entro il 31 marzo 2004.

Il condono edilizio

Un Condono edilizio è una legge speciale, grazie alla quale i cittadini che ne fanno richiesta possono ottenere l’annullamento, totale o parziale, di un reato penale, andando a tutti gli effetti in deroga alla normativa vigente e consentendo dunque di sanare anche interventi in realtà non contemplati come la costruzione di un edificio in un’area non edificabile, ma ha una validità temporale limitata.

Ovviamente per beneficiare del condono non basta pagare i normali oneri concessori al Comune, ma questi saranno soggetti ad una maggiorazione a titolo di multa, calcolata dall’ufficio tecnico comunale. D’altro canto lo strumento del condono in passato è stato utilizzato proprio per far cassa, ma, come già accennato, l’ultimo risale a ben 15 anni fa e difficilmente è ipotizzabile che nel prossimo futuro ce ne potranno essere altri!

Come fare allora per regolarizzare una situazione difforme a quella di progetto?

Se parliamo di interi edifici costruiti abusivamente, in aree ad esempio non edificabili, né al tempo della costruzione, né attualmente, o di aumenti di volume ed slp non consentiti allora non c’è nulla da fare, se non demolire!

Diversamente, per regolarizzare ciò che è possibile sanare, è necessario presentare in comune una richiesta di sanatoria edilizia.

La sanatoria edilizia

Una Sanatoria, diversamente dal condono, è un provvedimento amministrativo normalmente consentito dalla normativa urbanistica vigente.

In poche parole, per poter ottenere una sanatoria edilizia non basta pagare! È assolutamente indispensabile provare che per le opere da sanare sussista la doppia conformità, sia rispetto alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente al momento della realizzazione dell’abuso, che rispetto a quella attuale, ovvero a quella vigente all’atto della richiesta di sanatoria.

Quando si ricorre ad una sanatoria edilizia e quali tipologie di sanatoria esistono

Il caso più comune per cui si ricorre ad una sanatoria edilizia è quello di chi in passato ha effettuato una ristrutturazione d’interni, o magari ha ampliato il bagno esistente o ne ha creato uno in più, tutto senza presentare una pratica edilizia e dunque ha in qualche modo modificato la suddivisione degli spazi interni preesistente.

Trovandosi a dover vendere il proprio immobile il notaio che effettua l’atto di vendita chiederà tutta la documentazione ed esigerà che lo stato di fatto sia conforme a quello di progetto e a quello risultante dalle schede catastali.

Se gli abusi commessi hanno comportato un aumento di SLP è necessario presentare un Permesso Di Costruire in sanatoria (PDC). Il Permesso di costruire in sanatoria, che una volta veniva chiamato Concessione edilizia in sanatoria, è regolato dal Testo Unico dell’Edilizia (d.p.r. 380/01 art. 36, Accertamento di conformità) ed è possibile solo per interventi eseguiti in assenza di permesso o in difformità da quanto dichiarato, ma normalmente assentibili.

Ovviamente, se è possibile sanare interventi più importanti, a patto che siano attuabili secondo normativa, è altrettanto possibile sanare quelli per cui sarebbe bastata una semplice CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata) o vecchia SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Lo si può fare sia una volta che i lavori sono già stati ultimati (anche da tempo) o mentre sono ancora in corso d’opera. Si parla in questi frangenti di CILA o SCIA tardive.

Quanto costa una sanatoria edilizia?

Oltre alla parcella del professionista che si occuperà di redigervi la pratica per la presentazione di una sanatoria edilizia mediante CILA o SCIA tardive, è indispensabile pagare una sanzione pecuniaria, con un chiaro aggravio dei costi, che cresce ovviamente in caso di PDC in sanatoria.

Per la CILA bisogna versare 1.000 euro, qualora i lavori siano già ultimati e 333,33 euro per lavori ancora in corso di esecuzione; mentre per la SCIA si va da 516 euro in sù a seconda dell’entità dell’intervento da sanare.

Sara Raggi

Sara Raggi

Ingegnere per tradizione di famiglia, dopo la prima laurea specialistica conseguita nel 2004 al Politecnico di Milano, ho deciso di assecondare il mio spirito creativo e diventare anche architetto. Così, da oramai più di 10 anni, il mio mestiere principale, nonché la mia passione, è proprio quello di progettare ed arredare le case. L’amore per la scrittura però mi accompagna da sempre e per questo, oramai da diverso tempo, scrivo per il web, soprattutto occupandomi di arredamento ed edilizia.
Sara Raggi

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