Attivo tra gli anni Venti e gli anni Settanta del secolo scorso, Giò Ponti può definirsi a tutti gli effetti come l’Artista del Dopoguerra. Le sue opere sono state fortemente influenzate dalle correnti politiche dell’epoca, ciò nonostante rientrano a tutt’oggi tra i migliori capolavori di design che il mondo abbia mai visto.

Scopo del nostro articolo è quindi quello di presentarti la controversa figura di Giò Ponti, maestro dell’architettura italiana, designer e saggista: un artista che, nonostante sia deceduto alla fine degli anni Settanta, continua tutt’oggi a essere ricordato come uno dei personaggi più illustri del Novecento.

– Biografia di Giò Ponti: una vita dedicata all’architettura e al design

Giovanni Ponti, noto con il diminutivo di Giò, nasce a Milano il 18 novembre 1891: la stessa città in cui si spegnerà quasi novant’anni dopo, nel 1979. Come molti futuri designer nati e cresciuti nella “città del design”, frequenta anche lui il Politecnico di Milano, che allora si chiamava ancora Regio Istituto Tecnico Superiore.

Nel 1921 consegue la Laurea in Architettura, dopo un breve periodo di sospensione degli studi causato dalla sua partecipazione alla Prima Guerra Mondiale e, nello stesso anno, apre uno studio insieme ai colleghi Mino Fiocchi ed Emilio Lancia. Gli anni Venti segnano ufficialmente l’inizio della sua attività di designer, che lo vede impiegato presso l’industria ceramica “Richard Ginori”, per la quale rielabora la strategia aziendale di disegno industriale.

Sempre in quegli stessi anni, l’architetto Giò Ponti dà il via alla sua attività editoriale che, nel 1928, lo porta a fondare la rivista “Domus”, vero e proprio punto di riferimento dell’architettura e del design italiano di quel periodo.

giò ponti designer
Credits: Wikipedia

Nel 1941, Ponti fonda la rivista “STILE”, un giornale dedicato al design e all’architettura creato per il Regime Fascista, da lui largamente supportato. La rivista viene però definitivamente chiusa con la fine della Seconda Guerra Mondiale e la sconfitta della Germania. Così, nel 1952, Giò Ponti crea il suo primo, vero studio di design insieme all’architetto Alberto Rosselli.

È proprio a partire da questo periodo che per l’artista inizia una fase intensa e prolifica, caratterizzata dall’adozione d’idee più fresche e innovative e dall’abbandono degli stilemi classici cui si era sempre ispirato fino a quel momento. Tale classicismo, tuttavia, gli aveva valso, nel 1925, la vittoria del “Grand Prix” all’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne di Parigi.

Una vittoria alla quale era seguito, nel 1934, il Premio Mussolini per le Arti, conferitogli dall’Accademia d’Italia. Dopo la sua morte nel 1979, Giò Ponti è stato seppellito nel Cimitero Monumentale di Milano, in quanto il suo nome è stato ritenuto meritevole dell’iscrizione al Famedio presente al suo interno.

– Opere e stile di Giò Ponti

Come ti abbiamo già accennato nell’introduzione, il design di Giò Ponti ha risentito fortemente della politica e della filosofia del periodo fascista, di cui l’artista stesso era un appassionato e convinto sostenitore. Ponti riteneva infatti che l’arte moderna non fosse compatibile con le decorazioni tradizionali: un concetto valido soprattutto per i suoi disegni, che raffiguravano gli oggetti più svariati.

Scenografie teatrali, lampade, sedie, oggetti da cucina e perfino interni di transatlantici: non c’era nulla che Giò Ponti architetto ritenesse impossibile da disegnare. Questa sua attrazione per l’arte classica del passato, oltretutto, gli valse l’appoggio di numerosi sostenitori all’interno del Regime Fascista. Proprio come loro, infatti, anche Ponti credeva fermamente nella salvaguardia dell’identità italiana e nel recupero degli ideali della sovranità romana.

Tutto questo, almeno, fino agli anni Cinquanta, quando il design di Giò Ponti divenne di colpo più innovativo, in seguito all’abbandono, da parte dell’architetto, delle idee che lo avevano condizionato fino a quel momento. Ed è proprio in questo periodo che il designer realizzò una delle sue opere più note e significative: il famoso grattacielo Pirelli che, a tutt’oggi, svetta maestoso sulla città di Milano.

giò ponti pirelli
Credits: Wikipedia

Quella, tuttavia, non fu certo l’unica opera architettonica realizzata da Giò Ponti. Tra le più significative ricordiamo infatti:

  • Manifattura di Doccia, Sesto Fiorentino, Firenze, 1923;
  • Cappella Borletti al Cimitero Monumentale, Milano, 1930;
  • Casa Marmont in Via Gustavo Modena, Milano, 1934;
  • Palazzo Ferrania, che divenne poi Fiat e, attualmente, è la sede dello store del brand newyorkese Abercrombie & Fitch, sull’angolo tra Corso Matteotti e Via San Pietro All’Orto, Milano, 1939;
  • Villa Mazzarella, Napoli, 1950;
  • Palazzo Comunale di Cesenatico, 1960;
  • Edificio Montedoria, Milano, 1968 – 1971;
  • Denver Art Museum, Denver (Stati Uniti), 1970 – 1971.
giò ponti Denver Museum
Credits: Wikipedia

Per quanto riguarda invece le opere di Giò Ponti nel campo del design industriale, anche qui l’elenco è molto lungo, motivo per cui ci limiteremo a menzionare alcune delle più salienti, vale a dire:

  • Porcellane per Richard Ginori, 1923 – 1929;
  • Lampade per Fontana, Milano, 1931;
  • Orologi per Boselli, Milano, 1936;
  • Poltrone per Casa e Giardino, 1938;
  • Interni del Treno Settebello, 1947;
  • “La Cornuta”, la prima macchina da caffè espresso a caldaia orizzontale prodotta da “La Pavoni S.p.A.” in collaborazione con i designer Alberto Rosselli e Antonio Fornaroli;
  • Sedia Superleggera per Cassina, 1957.
giò ponti sedia
Credits: Wikipedia

Come si evince facilmente visionando questi brevi elenchi, il designer Giò Ponti si è distinto per le sue numerose collaborazioni con altrettanti brand, per i quali ha realizzato creazioni tutt’oggi apprezzate e ammirate. Tra i marchi che hanno avuto l’onore di collaborare con l’artista ricordiamo infatti:

  • Fontana;
  • Krupp;
  • Boselli;
  • Cassina;
  • Casa e Giardino;
  • Kardex;
  • Ducati.

Naturalmente, questo è solo un piccolo assaggio dell’immensa prolificità di questo grande artista che, nei suoi ottantotto anni di vita, ha lasciato un segno indelebile nel mondo del design, che tutt’oggi ricorda Ponti Giò come uno degli artisti più geniali mai vissuti a Milano.

Su di lui e sulle sue opere straordinarie sono stati infatti scritti moltissimi libri, alcuni dei quali potrebbero aiutarti a conoscere la figura di Ponti Giò in maniera più dettagliata. Ecco perché ci siamo presi la libertà di selezionarne qualcuno per te, nel caso in cui decidessi di approfondire la conoscenza di questo straordinario architetto del secolo scorso.

– Giò Ponti: le opere che parlano di lui

Quelli che ti proponiamo qui di seguito sono tre libri interamente dedicati a Giò Ponti e alle sue opere. Ogni volume s’impegna ad approfondire un aspetto differente della vita dell’artista, motivo per cui sei libero di acquistare solo quello che t’intriga di più, o di leggerli tutti e tre per avere una visione completa della figura di Giò Ponti.

Il primo libro s’intitola: Amate l’architettura – L’archiettura è un cristallo –, ed è ovviamente incentrato sul Giò Ponti architetto.

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Il secondo volume tratta invece la vita e le opere di Ponti in maniera più generale e diversificata. Il titolo è, semplicemente: Giò Ponti.

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  • Casciani, Stefano Casciani, Karl Kolbitz (Author)

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Mobili antichi e moderni, per finire, è il titolo del terzo e ultimo libro che ti consigliamo per approfondire la vita e le opere di questo straordinario artista.

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  • Ponti, Gio (Author)

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– Conclusione

Il periodo della Seconda Guerra Mondiale e il Dopoguerra che l’ha seguito rientrano a tutti gli effetti tra gli anni più difficili vissuti dal nostro Paese. Tuttavia, come afferma una nota citazione Disney: “Il fiore che nasce nelle avversità è il più raro e il più bello di tutti”.

Citazione che sembra adattarsi perfettamente alla vita di Giò Ponte: un’artista a 360° che, perfino in piena Guerra Mondiale, è riuscito a coltivare egregiamente il proprio talento, realizzando opere magnifiche che, ancora oggi, risultano tra le più ammirate nel mondo del design e dell’architettura.

Simone Pierdominici