Negli ultimi tempi si sente sempre più spesso parlare di edilizia acrobatica. L’espressione, di per sé, è già piuttosto evocativa: si tratta, infatti, di lavori eseguiti da personale altamente qualificato e specializzato in grado di realizzare opere edili, per lo più in quota, in modo insolito, “acrobatico” appunto.

Oltre a essere bravi nel loro lavoro, gli operai che militano in questo settore devono anche essere particolarmente atletici, fisicamente e tecnicamente preparati e, ovviamente, non possono soffrire in alcun modo di vertigini.

Essi eseguono i loro compiti in modo decisamente alternativo, per lo più sospesi medianti funi, senza servirsi, come normalmente avviene, di ponteggi, autoscale, o altri mezzi di sollevamento.

Vediamo, allora, di analizzare più a fondo la questione, cercando di capire quali sono i lavori verticali che più si prestano all’impiego di squadre acrobatiche, come funzionano nella pratica e se davvero con tale metodologia operativa è garantita la buona riuscita del tutto, ma soprattutto l’incolumità degli operai acrobati.

– Edilizia su fune: perché?

In edilizia trovarsi a dover eseguire lavori in quota è un’eventualità all’ordine del giorno. Peraltro, gli edifici moderni sono sempre più alti e capita di frequente di dover affrontare piccoli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria, in facciata o sul tetto.

Chiaramente, se ci si ritrova a dover completamente rifare le facciate, piuttosto che la copertura di un condominio è indispensabile servirsi di un ponteggio che consenta a tutti di lavorare in sicurezza e in maniera idonea per tutta la durata dei lavori, che potranno protrarsi anche per vari mesi, coinvolgendo differenti squadre di lavoratori, ciascuna specializzata in una determinata mansione.

Per interventi tempestivi, più puntuali e magari urgenti, pensare di dover montare un ponteggio diventa davvero antieconomico e peraltro non consente di agire nell’immediato. Un’alternativa più tradizionale potrebbe rivelarsi l’impiego di autoscale e autogru, anch’esse, però, per nulla economiche. Queste, peraltro, non sempre sono idonee a raggiungere le altezze richieste.

In generale, le macchine più comuni arrivano a 30 metri di altezza, anche se ve ne sono che si protendono fino a 50, ma non oltre. Senza contare, poi, che anche autocarrati e piattaforme elevatrici necessitano di permessi e dell’occupazione di suolo pubblico e soprattutto nei centri abitati e nei nuclei storici, non sempre lungo la strada ai piedi degli edifici, vi è uno spazio idoneo per poter sostare con tali mezzi per tutta la durata dei lavori. O ancora, se al di sotto del luogo deputato ad ospitarli vi è un piano interrato, ad esempio dedicato ad autorimesse, può darsi che il solaio non abbia una portata sufficiente per la sosta dei suddetti mezzi.

Ecco che, in tutti questi frangenti, è possibile eseguire lavori di manutenzione e di restauro in alta quota e in tutta sicurezza, optando per i cosiddetti lavori in fune, ovvero pianificando interventi che prevedano la presenza di operatori ad hoc sospesi con corde ed imbracature, lungo le facciate di un edificio o su un tetto. Questa è sostanzialmente quella che comunemente si definisce edilizia acrobatica: valida e moderna alternativa ai ponteggi.

– Lavori in quota

Evitare l’installazione di un ponteggio consente di limitare pesantemente i costi legati all’esecuzione di lavori in quota. Non solo, infatti, si risparmia sul noleggio del ponteggio, sul suo montaggio e smontaggio, nonché sulle imposte da corrispondere al Comune per l’occupazione del suolo pubblico, ma anche sui vari obblighi relativi alla cosiddetta “sicurezza”, che in questi casi sono sempre inevitabili.

La legge, infatti, prevede che per  per l’esecuzione di tutti i cosiddetti lavori temporanei in quota, individuati come “attività lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile”, sia indispensabile la nomina di un CSP (Coordinatore della Sicurezza in fase di Progettazione) e di un CSE (Coordinatore della Sicurezza in fase di Esecuzione) che redigano il cosiddetto Piano della Sicurezza, inviando apposita notifica all’ASL e tutta la documentazione ad esso connessa, così come richiesta dal Testo Unico TU 81/08.

Questo in realtà è necessario anche qualora ci si serva di squadre di lavoratori di edilizia acrobatica o autogru, perché chiaramente l’esposizione al rischio è la medesima, ma con i ponteggi c’è di più. Ad esempio, è necessario disporre del cosiddetto Pi.M.U.S. (Piano di Montaggio, Uso e Smontaggio dei ponteggi).

Inoltre, i costi di un ponteggio rappresentano sempre, almeno in una certa misura, un’incognita. Ciò perché, ad esempio, un lasso di tempo piuttosto lungo caratterizzato da condizioni meteo fortemente avverse, può portare ad un fermo imprevisto dei lavori, facendo così slittare la consegna e conseguentemente lievitare le spese per il protrarsi del noleggio dell’attrezzatura.

Per montare un ponteggio, poi, così come per rimuoverlo è necessario impiegare diverso tempo e una squadra di lavoratori ad hoc. Se, invece, si interviene con squadre di edilizia acrobatica si può agire tempestivamente. Ecco, dunque, che i lavori verticali con fune sono l’ideale in quelle situazioni in cui non c’è tempo da perdere, come ad esempio quando sia necessario mettere in sicurezza un elemento di facciata che rischia di crollare, provocando seri danni alle cose, ma soprattutto alle persone.

I lavoratori dell’edilizia acrobatica

Sebbene non sia così comune, forse, almeno una volta nella vita vi sarà capitato di vedere degli operari che “penzolano” lungo le pareti di un edificio, impegnati in attività di pulizia, riparazione, manutenzione o ripristino di tetti e facciate. Talvolta vengono definiti “uomini ragno”, perché al pari del famoso Spiderman, si muovono agilmente per mezzo di corde, attirando gli sguardi curiosi dei passanti. Questo tipo di attività negli ultimi anni si sta diffondendo sempre più, sebbene decisamente meno in Italia che nel resto dei paesi europei e nel mondo.

L’edilizia acrobatica, di base, si fonda su varie tecniche derivate dall’alpinismo, dalla speleologia e dall’arrampicata, che sono state trasferite nel campo dell’edilizia e delle costruzioni, rendendo possibile l’accesso a luoghi impervi in tutta sicurezza e senza che vi sia pericolo di caduta per gli operatori durante gli interventi.

I cosiddetti muratori acrobatici non sono però normali operai, sebbene debbano chiaramente essere esperti nel loro mestiere, cosicché possano eseguire il compito per cui vengono stati chiamati in modo perfetto e a regola d’arte. La manualità però non basta; non è detto che chi è bravo a terra lo è anche in quota.

Questi manovali devono essere prepararti ad affrontare più del loro semplice lavoro. Per farlo devono seguire un corso specifico di formazione per l’esecuzione di lavori in quota e avere caratteristiche fisiche ben precise.

Si tratta di operai che non solo non soffrono di vertigini ed hanno una buona manualità, ma che sono dotati di particolare forza fisica, grande equilibrio psicofisico ed un’ottima resistenza, poiché gli interventi in quota di questo tipo prevedono svariate ore di lavoro completamente sospesi nel vuoto, situazione che, a dispetto di quanto si possa pensare, è davvero molto stancante e mette a dura prova la mente ed il fisico.

È bene tenere a mente che in edilizia è sempre bene affidarsi a ditte serie e specializzate, in grado di garantire l’esecuzione del lavoro richiesto a regola d’arte. Quando si parla di edilizia acrobatica, a maggior ragione è necessario controllare le credenziali delle aziende a cui ci si rivolge, anche perché oltre alla certezza del risultato è importantissimo non sottovalutare anche l’aspetto sicurezza nell’esecuzione delle opere.

– Quali interventi sono realizzabili con l’edilizia acrobatica?

In realtà, sono tantissime le lavorazioni in quota che possono venir realizzate servendosi di squadre di edilizia acrobatica. Ad esempio, citiamo:

  • Ristrutturazione parziale o completa di cornicioni;
  • Manutenzione, risanamento o ripristino di coperture;
  • Impermeabilizzazioni di terrazzi e balconi;
  • Sostituzione o incapsulamento di lastre di Ardesia;
  • Pulizia di canne fumarie;
  • Installazione o rimozione di canne fumarie;
  • Installazione di linee vita;
  • Rimozione di amianto;
  • Carotaggi in quota
  • Installazione di dissuasori per piccioni e volatili in genere;
  • Pulizia di gronde e pluviali;
  • Ripristino di grondaie e pluviali;
  • Ripristino o pulizia di vetri e vetrate
  • Pulizia di facciate e muraglioni;
  • Interventi di rinforzo strutturali di travi o pilastri in quota;
  • Tinteggiatura facciate.

In generale, si può dire che gli interventi di edilizia acrobatica siano particolarmente adatti a tutte quelle situazioni in cui è impossibile allestire un ponteggio, oppure quando autoscale e cestelli meccanici non riescono raggiungere l’area di lavoro, o non vi è un fondo stabile per posizionarli, o ancora se l’opera da realizzare è contenuta.

Ovviamente, però, ci sono anche dei lavori che non possono essere eseguiti mediante interventi di edilizia acrobatica. Ad esempio, è meglio ricorrere al classico ponteggio in tutti i frangenti in cui le opere da eseguire sono piuttosto lunghe e/o complesse, come nei casi in cui si debba affrontare lo spicconamento di ampie superfici di intonaco, o ci si trovi a fronteggiare interventi di restauro di facciate storiche che necessitano di restauratori ad hoc che eseguano una pulitura di dettaglio su tutta la superficie.

Anche qualora si decida di rifare completamente le facciate di un edificio, magari prevedendo un cappotto termico, è indispensabile ricorrere all’ausilio di un ponteggio.

– I vantaggi dell’edilizia acrobatica

Abbiamo già chiarito che, in via del tutto generale, servirsi di squadre di lavoratori di edilizia acrobatica consente un notevole risparmio di tempo e di denaro.

Questo, però, non è l’unico vantaggio. L’edilizia acrobatica permette infatti anche di operare con grande versatilità, adattandosi ad ogni situazione e consentendo agli operai, calandosi con le funi, di raggiungere ogni spazio desiderato, anche quello più impervio, dove ponteggi ed autoscale non arriverebbero.

Inoltre, l’edilizia acrobatica non è per nulla invasiva. Non intralcia la quotidianità di che vive o lavora all’interno dell’edificio interessato dagli interventi di manutenzione, o ripristino.

Effettivamente, vivere per diverse settimane, o perfino mesi, con un ponteggio davanti a tutte le finestre di casa non è senz’altro una situazione piacevole: ostacola l’ingresso della luce, limita la possibilità di arieggiare i locali ogni qual volta lo si desideri ed al contempo facilita, invece, l’accesso a ladri e malintenzionati.

L’edilizia su funi, poi, non ingombra la strada creando ingorghi di traffico, rallentamenti della viabilità, o addirittura blocchi alla circolazione nell’area interessata dai lavori. Per tale ragione queste modalità operative con le funi si adattano alla perfezione ai centri storici ed alle grandi città, dove peraltro è decisamente complesso ottenere permessi di occupazione del suolo pubblico.

Infine, l’edilizia acrobatica non ha limiti di altezza. Per edifici a torre di 10-15 piani ed oltre è di fatto la sola opzione davvero percorribile: l’unica è calarsi dall’alto!

– La sicurezza nell’edilizia acrobatica

Un tema decisamente sentito per tutti i lavori in quota è quello della sicurezza. Abbiamo già citato gli obblighi di legge relativi all’uso dei ponteggi.

Ovviamente anche i lavori con la corda sono sottoposti a numerosi obblighi normativi, sia per ciò che concerne la conformità delle attrezzature utilizzate, che per ciò che riguarda la formazione degli operatori. Affidandosi a ditte specializzate, teoricamente la sicurezza dei manovali acrobati durante gli interventi è sempre garantita.

La realtà lavorativa di fronte a cui ci si trova ad operare, però, nel nostro paese, è piuttosto complessa. Sovente i tecnici, sia che si tratti di progettisti piuttosto che di direttori dei lavori, o a maggior ragione di coordinatori per la sicurezza, di fronte alle richieste dei committenti, allettati dalla convenienza e tempestività, di servirsi di squadre di edilizia acrobatica, si rivelano piuttosto timorosi.

Ciò che più desta preoccupazione è la possibilità di un controllo da parte degli organi di vigilanza, che potrebbe comportare fastidiose conseguenze, con sanzioni e fermo dei lavori.

Effettivamente l’art.111 del d.lgs. n. 81/2008 e ss.mm.ii., al comma 1 recita: “Il datore di lavoro, nei casi in cui i lavori temporanei in quota non possono essere eseguiti in condizioni di sicurezza e in condizioni ergonomiche adeguate a partire da un luogo adatto allo scopo, sceglie le attrezzature di lavoro più idonee a garantire e mantenere condizioni di lavoro sicure, in conformità ai seguenti criteri:

  1. a) priorità alle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
  2. b) dimensioni delle attrezzature di lavoro confacenti alla natura dei lavori da eseguire, alle sollecitazioni prevedibili e ad una circolazione priva di rischi.”

Inoltre al comma 4 specifica che: “Il datore di lavoro dispone affinché siano impiegati sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi alle quali il lavoratore è direttamente sostenuto, soltanto in circostanze in cui, a seguito della valutazione dei rischi, risulta che il lavoro può essere effettuato in condizioni di sicurezza e l’impiego di un’altra attrezzatura di lavoro considerata più sicura non è giustificato a causa della breve durata di impiego e delle caratteristiche esistenti dei siti che non può modificare. Lo stesso datore di lavoro prevede l’impiego di un sedile munito di appositi accessori in funzione dell’esito della valutazione dei rischi ed, in particolare, della durata dei lavori e dei vincoli di carattere ergonomico”.

Ed ancora al comma 6 sottolinea che: “Il datore di lavoro nel caso in cui l’esecuzione di un lavoro di natura particolare richiede l’eliminazione temporanea di un dispositivo di protezione collettiva contro le cadute, adotta misure di sicurezza equivalenti ed efficaci. Il lavoro è eseguito previa adozione di tali misure. Una volta terminato definitivamente o temporaneamente detto lavoro di natura particolare, i dispositivi di protezione collettiva contro le cadute devono essere ripristinati”.

Sembra chiaro, dunque, che il legislatore italiano predilige sempre e comunque i dispositivi di protezione collettiva rispetto a quelli individuali e l’ipotesi di affidarsi a sistemi su fune è prevista solamente in casi residuali.

Perché l’edilizia acrobatica subisca anche in Italia un forte sviluppo, pari a quello avuto in altri paesi, sarebbe necessario regolamentarla in maniera diversa e specifica, certificando le varie procedure utilizzate e sottoponendo le imprese del settore ad un apposito sistema di qualificazione, in modo che si possa contare su competenze certe. Fino a che questo non avverrà, il timore dei tecnici è del tutto giustificato e non riguarda l’operatività, ma la burocrazia, poiché di fatto dovrebbero assumersi in prima persona la responsabilità di optare per qualcosa che normativamente non è visto proprio di buon occhio.

– Concludendo

Nonostante tutto negli ultimi anni le tecniche di edilizia acrobatica vanno sempre più diffondendosi, un po’ in tutta Europa. In molti frangenti rappresentano la soluzione ottimale che consente di eseguire interventi in quota, di manutenzione o ripristino, riducendo non solo i costi, ma anche i tempi dell’opera.

Sara Raggi

Ingegnere per tradizione di famiglia, dopo la prima laurea specialistica conseguita nel 2004 al Politecnico di Milano, ho deciso di assecondare il mio spirito creativo e diventare anche architetto. Così, da oramai più di 10 anni, il mio mestiere principale, nonché la mia passione, è proprio quello di progettare ed arredare le case. L’amore per la scrittura però mi accompagna da sempre e per questo, oramai da diverso tempo, scrivo per il web, soprattutto occupandomi di arredamento ed edilizia.
Sara Raggi

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