State per accingervi a comprare casa e vi hanno proposto un immobile in classe C? Oppure, al contrario, per qualche ragione avete fatto redigere l’APE della vostra casa e il verdetto della certificazione energetica è stato C?

In entrambi i casi, molto probabilmente vi starete chiedendo cosa comporti vivere in una casa classe C.

Questo perché, se è chiaro a tutti che il top di gamma sono le abitazioni in classe A e tutto sommato anche quelle in classe B non sono niente male, dalla C in poi tutto si fa più confuso. D’altro canto, è difficile avere le idee ben chiare quando si parla di classificazione energetica casa.

Come abbiamo già visto trattando delle classi energetiche più in generale sono molte le considerazioni da fare e talvolta valutare non è neppure così semplice per chi non è del mestiere.

La domanda sorge spontanea: C va bene, oppure no? Quali sono i consumi e i costi di gestione di una casa in classe C? Il comfort all’interno degli ambienti domestici è buono? E ancora: su un edificio in classe C è necessario pensare di attuare degli interventi mirati per migliorarne le prestazioni in termini di efficienza energetica, o è possibile farne a meno?

Vediamo di capire cosa significa, sia tecnicamente che in termini pratici, trovarsi dinnanzi ad un edificio in classe C e di fare le varie distinzioni del caso. In effetti, se è pur vero che, tutto sommato, una casa in classe C potrebbe considerarsi sufficiente da un punto di vista dell’efficienza energetico, è altrettanto vero che non tutte le classi C sono uguali e per alcune intervenire è consigliabile.

Casa classe C

Teoricamente, una casa in classe energetica C è caratterizzata da un indice di prestazione energetica Epgl,ren compreso tra 1,20 e 1,50 kWh/m2anno. Come abbiamo già avuto modo di notare, però, la differenza tra classi energetiche può essere davvero minima!

Una casa di classe C caratterizzata da un Epgl,rendi 1,21kWh/m2anno, o poco più, è davvero molto simile in termini di prestazioni ad una di classe B che consuma 1,19 kWh/m2anno e dunque anche in termini di spese e di comfort non noterete alcuna differenza.

Allo stesso modo una classe C poco performante, al limite con la classe D, inizia ad essere caratterizzata da consumi più importanti e non è detto che non sia il caso di intervenire per migliorarne le prestazioni.

Ecco, allora, che i consumi di una classe energetica C possono essere più o meno alti, ma in tutti i casi, all’interno di un’abitazione di questo tipo, non dovreste avere particolari problemi, né di umidità né di temperatura. Insomma, il comfort non sarà proprio ottimale come in una classe A4, ma non avvertirete disagi di sorta.

Case ben costruite una decina d’anni or sono, o poco più, spesso oggi sono classificabili come C; è altrettanto vero, però, che ristrutturando appartamenti vecchi e partendo dalla classe G, anche attuando varie migliorie, sovente non si riesce ad andare oltre ad una classe C. Le motivazioni possono essere molteplici, ma in alcuni casi sono evidenti.

Chi abita in condominio non può fare come gli pare! Se vuole coibentare le pareti perimetrali, non potrà ricorrere ad un cappotto esterno, ma dovrà farlo dall’interno. Ovviamente gli spessori saranno inferiori, così come anche i risultati raggiungibili in termini di trasmittanza.

Allo stesso modo, a meno che ogni unità immobiliare non sia dotata di un riscaldamento autonomo, sugli impianti condominiali non si può intervenire come si vuole.

Ecco, allora, che si potrà rifare il sistema di distribuzione e correggere quello di regolazione (ad esempio facendo uso di termovalvole di ultima generazione), ma la caldaia resta quella che è, con i suoi limiti ed i suoi rendimenti. In questi casi si può anche decidere di staccarsi dal centralizzato, ma quasi mai si rivela una strategia vincente perché una parte delle spese condominiali per il riscaldamento, sebbene ridotte, rimarranno comunque sempre a vostro carico.

Le fonti rinnovabili?

Si può posizionare un piccolo globo solare o un mini eolico sul terrazzo, ma non è abbastanza per produrre alcuna miglioria significativa. L’installazione di pannelli solari o fotovoltaici andrebbe fatta in copertura e pertanto prevede l’assenso e la partecipazione alle spese di tutti i condomini che ne beneficerebbero.

Stessa cosa dicasi per chi in condominio abita a piano terra o rialzato e sotto ha degli ambienti comuni non riscaldati o addirittura aperti; oppure per chi al contrario abita all’ultimo piano a contatto con la copertura: diventa difficile isolare a dovere un solaio piano o il tetto se non si interviene esternamente e dunque anche sulle parti condominiali.

Insomma, quando si parla di interventi di ristrutturazione e di miglioramento dell’efficienza energetica se non si abita in villa le cose sono piuttosto complicate e non è detto che anche mettendocela tutta si riescano a raggiungere ottimi risultati.

Bisogna, dunque, sempre capire per prima cosa in che situazione ci si trova e a cosa è dovuto il fatto di ricadere in classe C, specie per decidere se è possibile fare di meglio di quel che si ha al momento.

Classe C: intervenire o no? Come?

Ecco, allora, che la domanda sorge spontanea: se ci si trova di fronte ad un’abitazione in classe C conviene intervenire per migliorarne le prestazioni e tentare il salto di classe, oppure no? E come?

È ovvio che se siete arrivati ad una classe C partendo da una classe G, avete già fatto tutto quanto in vostro potere, o comunque tutto ciò che ritenevate giusto e conveniente fare valutando le cose in ottica costi/benefici.

Se invece parliamo di una casa nata in classe C, forse allora qualcosa si può fare, ma cosa? Come abbiamo già spiegato parlando delle classi energetiche in genere, all’interno dell’APE trovate una tabella, che dovrebbe riportare alcuni possibili interventi consigliati proprio al fine di migliorare l’efficienza del vostro immobile, con tanto di indicazione circa le prestazioni che si potrebbero raggiungere.

Ad onor del vero, però, potrebbe darsi che il certificatore che ha redatto il vostro APE, trovandosi dinnanzi ad una classe C, dunque tutto sommato ad una situazione non così male, possa aver ritenuto superfluo inserire possibili interventi, magari anche in virtù del fatto che i tempi di ritorno dell’investimento potrebbero non essere brevissimi. In questo caso, se desiderate intervenire, il consiglio è quello di farvi fare una vera e propria diagnosi energetica, anche perché più la classe è buona e più si fatica a migliorarla ulteriormente; per farlo serve qualcuno che sappia indicarvi esattamente quale sia la strada da percorrere.

Per alcune classi C, per fare il salto e posizionarsi in B potrebbe bastare il ricorso a fonti rinnovabili: un impianto fotovoltaico sul tetto e/o un solare termico che copra il fabbisogno di acqua calda sanitaria sono già un buon punto di partenza. Per chi ancora non ha una caldaia a condensazione, anche dotarsene potrebbe rappresentare una svolta.

Talvolta, poi, potrebbe esserci un punto particolarmente debole nell’involucro: ed intervenire puntualmente su di esso basta a ridurre i consumi e migliore il confort. Tipicamente potrebbe trattarsi della copertura, del solaio controterra, o verso il piano interrato.

Insomma, ogni caso è a sé e va analizzato con cura da parte di un esperto se si vuole capire se e dove conviene intervenire, nonché a che prezzo e con che tempi di ritorno.

Conclusioni

Come abbiamo visto c’è classe C e classe C, tutto dipende dal valore di Epgl,ren e dal fatto che ci si trovi dinnanzi ad una casa nata come classe C, o che tale è diventata grazie ad una ristrutturazione.

Detto ciò, tutto sommato, in una casa in classe energetica C non si vive male. Da un punto di vista delle prestazioni energetiche una C equivale ad una sufficienza, che sia piena o risicata, comunque ci si può accontentare!

Questo non significa, però, che ci si debba accontentare e che non si possa far di meglio. Se si desidera sfruttare gli incentivi statali è possibile intervenire allo scopo di migliorare le prestazioni e magari fare il salto di classe. In alcuni casi è semplice, in altri meno, ma in casi come questo per capire davvero cosa conviene fare è bene rivolgersi ad un esperto che effettui un’accurata diagnosi energetica.

Sara Raggi

Sara Raggi

Ingegnere per tradizione di famiglia, dopo la prima laurea specialistica conseguita nel 2004 al Politecnico di Milano, ho deciso di assecondare il mio spirito creativo e diventare anche architetto. Così, da oramai più di 10 anni, il mio mestiere principale, nonché la mia passione, è proprio quello di progettare ed arredare le case. L’amore per la scrittura però mi accompagna da sempre e per questo, oramai da diverso tempo, scrivo per il web, soprattutto occupandomi di arredamento ed edilizia.
Sara Raggi

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