L’ex Casa del Fascio, situata nella splendida città di Como, viene universalmente considerata un capolavoro dell’architettura razionalista. Progettata dall’architetto Giuseppe Terragni tra il 1933 e il 1936, possiede una forte valenza politica, essendo stata per diversi anni la sede del Partito Fascista.

Il valore di questo edificio, ad ogni modo, non è legato unicamente alla storia del periodo in cui è stato costruito. Con la sua struttura rivoluzionaria e l’eleganza delle sue forme, la Casa del Fascio è a tutti gli effetti un’architettura di design che, in quanto tale, merita di essere approfondita come si deve.

– Palazzo del Fascio: storia della sua costruzione

Era il 1928 quando, in piena epoca fascista, venne presa la decisione di realizzare una sede comasca del partito. Ciò nonostante, a causa di un iter progettuale particolarmente lungo, che portò alla realizzazione di un edificio completamente diverso rispetto al progetto iniziale, il via ufficiale ai lavori non venne dato prima del 1933.

Ma, esattamente, a cosa serviva la Casa del Fascio? Come ti abbiamo appena spiegato, il suo scopo era di natura prettamente politica, e nel 1936, divenne per l’appunto la sede ufficiale del distaccamento comasco del Partito Fascista. Questa sua destinazione d’uso, ad ogni modo, ebbe vita breve. Nel 1945, in seguito alla liberazione di Como dal dominio del Partito Fascista, l’edificio venne infatti occupato con la forza dagli esponenti delle federazioni provinciali dei partiti del Comitato di Liberazione Nazionale.

Da quel momento in poi, pertanto, la Casa del Fascio di Como divenne oggetto di una serie di controversie volte a capire a chi appartenesse, che terminarono nel 1956 con la sua messa all’asta. Fu solo grazie all’intervento della Soprintendenza ai Beni Culturali che il palazzo venne ritirato dall’asta e assegnato al Comando della VI Legione della Guardia di Finanza, che lo occupa a tutt’oggi.

La svolta definitiva avviene però nel 1986, quando il il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali riconosce ufficialmente la Casa del Fascio di Terragni come bene di rilevante interesse storico – artistico. Si tratta di un momento fondamentale nella storia di questo edificio che, da quel momento in poi, può a tutti gli effetti essere considerato una vera e propria architettura di design.

– Casa del Fascio: un’architettura che rispecchia gli ideali totalitari

Con la sua facciata dalle linee minimaliste e severe, la Casa del Fascio a Como si pone come un’autentica “figlia del suo tempo”. In quegli anni, infatti, le costruzioni fatte a scopo politico dovevano in qualche modo “proiettare” gli ideali e il credo del partito di riferimento: un obiettivo che, nel caso del palazzo di Terragni di Como, venne conseguito eliminando qualsiasi decorazione superflua, privilegiando invece gli aspetti più pratici e funzionali dell’architettura.

casa del fascio
Credits: Danny Alexander Lettkemann, Wikipedia

Una volta oltrepassato l’ingresso del monumento, si giunge nell’atrio, all’interno del quale è ospitato il sacrario dei martiri fascisti, oggi divenuto un luogo celebrativo dei caduti delle Fiamme Gialle della VI Legione. Il vero fulcro della Casa del Fascio, ad ogni modo, è il Salone delle Adunate, dotato di un’elegante copertura vetrocementizia.

Il suo scopo, originariamente, era quello di ospitare i pannelli affrescati dall’artista Mario Radice: una stele di marmo e una grande immagine del Duce posta su un supporto vetrato, ma sono state entrambe smantellate in seguito all’occupazione post – bellica. L’edificio è composto in totale da tre piani, nei cui interni predomina un massiccio utilizzo del marmo, più nello specifico:

  • marmo nero del Belgio;
  • Pietra di Trani;
  • marmo Giallo Adriatico;
  • marmo Nero col di Lana.

La parte più rappresentativa dell’ex Casa del Fascio, tuttavia, si concentra nelle sue quattro facciate esterne. Formate da un materiale opaco rivestito da lastre di Calcare di Botticino e parti traslucide di vetrocemento, sono il simbolo del regime totalitario cui era inizialmente asservito questo palazzo. Un palazzo caratterizzato da linee pulite e improntate all’essenzialità che, ancora oggi, desta stupore in chiunque si rechi ad ammirarlo.

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Credits: Steffmcr, Wikipedia

– Giuseppe Terragni: l’architetto della Casa del Fascio

Giuseppe Terragni (Meda, 18 aprile 1904 – Como, 19 luglio 1943) è stato uno dei più grandi architetti del nostro paese, nonché il massimo esponente del razionalismo italiano. Dopo aver completato gli studi a Como, s’iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, laureandosi nel 1926. Insieme ad altri sette compagni di corso, dà vita al Gruppo 7, con l’obiettivo d’importare in Italia le lezioni del Movimento Moderno europeo.

casa del fascio Terragni
Credits: Wikipedia

L’anno successivo apre il suo primo studio a Como, insieme al fratello Attilio Terragni, mentre nel 1928 si reca a Roma in occasione della I Esposizione italiana di architettura razionale, una corrente di cui l’artista era un appassionato sostenitore. Parallelamente, Terragni sposava con altrettanta intensità anche le ideologie politiche del fascismo, al punto che ancora oggi si discute in merito all’effettiva influenza del regime sulle sue opere, a partire dalla Casa del Fascio.

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La casa del fascio di Como
  • Poretti, Sergio (Author)

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La sua lettura ti aiuterà a rispondere a una domanda molto importante, ossia: che cos’è la Casa del Fascio? Si tratta solo un simbolo politico o è il frutto del puro ingegno di uno degli architetti più famosi e celebrati d’Italia? Un modo eccellente di trovare la risposta a questo quesito, oltre alla lettura del libro, è sicuramente quello di andare a vistare il palazzo.

– La Casa del Fascio oggi: dove si trova e come visitarla

La Casa del Fascio si trova a Como, per la precisione in Piazza del Popolo 4. Per visitarla è necessario farsi rilasciare l’autorizzazione del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, che ti consentirà di visitare i suoi interni a titolo completamente gratuito.

Trattandosi di un monumento che, nel bene e nel male, ha fatto la storia della città di Como, merita senz’altro di essere visitato. Del resto, il modo migliore di apprezzarne l’austero design è sicuramente quello di ammirarlo dal vivo, recandosi di persona a omaggiare il simbolo vivente di uno dei periodi più difficili e travagliati dell’Italia intera.

Eliana Tagliabue