Normalmente, specie quando si decide di vendere o affittare un immobile, è necessario essere in possesso della certificazione degli impianti in esso presenti. Ci sono anche altri casi in cui risulta indispensabile esibire la certificazione degli impianti, in particolare quella dell’impianto elettrico, idrico-sanitario e di riscaldamento, come ad esempio qualora si debba chiedere l’abitabilità di un appartamento.

Come fare se non si è in possesso di queste certificazioni? In molti si chiedono: è possibile redigere un’autocertificazione?

Oggi vogliamo concentrare la nostra attenzione in particolar modo sugli impianti elettrici, che peraltro sono quelli su cui più frequentemente si interviene apportando delle modifiche o delle aggiunte nel corso degli anni.

Vediamo dunque di capire di quali documenti dovreste essere in possesso e come potete fare se per caso non li avete.

Certificazione impianto elettrico: cos’è?

Quella comunemente definita certificazione dell’impianto elettrico, che tecnicamente viene detta dichiarazione di conformità, è un documento che viene rilasciato a fine lavori dal tecnico che ha provveduto ad installare l’impianto stesso e mediante il quale si attesta che questo è completamente rispondente alla normativa vigente in materia.

In alcuni casi, ma non sempre, è possibile sostituire alla dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico un documento diverso il DIRI, ma mai si può ovviare con un’autocertificazione!

Quando si parla di impianti elettrici bisogna fare le opportune distinzioni del caso, innanzitutto a seconda del motivo che vi spinge a ricercarne la certificazione e poi in base all’epoca di costruzione dell’immobile e dell’impianto a cui facciamo riferimento.

Certificazione impianto elettrico: per cosa vi serve?

Se il certificato di conformità dell’impianto elettrico vi serve per richiedere l’agibilità di un immobile dovrete per forza presentare in Comune un certificato che attesti il rispetto della normativa vigente in tutto e per tutto.

Diversamente, se dovete vendere una vecchia casa esiste una scappatoia ed è possibile rogitare anche in mancanza dei certificati, a patto di specificarlo nell’atto, dove verrà scritto che l’acquirente si impegna, una volta entrato in possesso dell’immobile, a far adeguare l’impianto a sue spese.

La stessa cosa, teoricamente, vale anche in caso di cessione dell’utilizzo dell’immobile a terzi, sia che si tratti di locazione o di comodato, ma vi deve essere un accordo consensuale tra le parti chiaro e sottoscritto.

Detto ciò è bene fare attenzione, perché se a causa del malfunzionamento degli impianti dovesse succedere qualcosa potreste esserne comunque chiamati a risponderne in prima persona!

A quando risale il vostro impianto?

Se la costruzione del vostro immobile è successiva al 1990, o comunque gli ultimi lavori eseguiti che hanno interessato in maniera rilevante anche l’impianto elettrico, teoricamente dovreste essere in possesso della certificazione degli impianti, secondo quanto prescritto dalla Legge n.46 del 1990.

Detto ciò per immobili costruiti prima del 27/03/2008 è possibile sostituire la dichiarazione di conformità dell’impianto con il cosiddetto DIRI, ovvero una Dichiarazione di Rispondenza, che può essere redatta esclusivamente a cura di uno dei soggetti previsti dall’art. 7 comma 6 del DM 37/08.

A tal proposito è bene fare attenzione perché un normale elettricista non è detto che sia figura tecnica abilitata a redigere il DIRI. Generalmente questa dichiarazione, che deve essere supportata da accertamenti e sopralluoghi volti a verificare l’effettiva rispondenza dell’impianto alla normativa, deve essere redatta a cura di un tecnico abilitato quale impiantista o di un responsabile tecnico di un’impresa abilitata, che esercitino la professione da almeno 5 anni.

Cosa fare per impianti successivi al 2008?

Assodato il fatto che un impianto realizzato dopo il 2008 non può essere in alcun modo “sanato” con una Dichiarazione di Rispondenza, come fare se non si dispone della certificazione dell’impianto elettrico?

È necessario distinguere due casi. Se la costruzione dell’intero edificio è piuttosto recente e successiva al 2008, anche se voi avete smarrito le certificazioni consegnatevi insieme all’atto d’acquisto, vi sarà possibile reperirne una copia.

La via meno onerosa e più semplice è recarsi in Comune e mediante una specifica richiesta di acceso agli atti farsi dare una copia della documentazione allegata alla fine lavori ed alla richiesta di abitabilità: lì troverete le certificazioni.

Se invece, di vostra iniziativa, avete fatto rifare e mettere a norma l’impianto elettrico, ad esempio durante dei lavori di ristrutturazione, ma non vi è stata rilasciata la certificazione e voi non ne avete preteso una copia (errore da non commettere mai!) purtroppo vi resta poco da fare: dovrete far rimettere mano all’impianto e far redigere una nuova dichiarazione di conformità, con i conseguenti costi che ciò comporta.

Purtroppo, o per fortuna (perché con la sicurezza degli impianti non si scherza!), oggi come oggi un’autocertificazione da parte vostra non ha alcuna validità, un tempo era possibile compilare un modello prestabilito, ma dal 2008 non è più consentito per nessuno scopo. La certificazione di un impianto elettrico può essere rilasciata esclusivamente da figura professionale competente.

Sara Raggi

Ingegnere per tradizione di famiglia, dopo la prima laurea specialistica conseguita nel 2004 al Politecnico di Milano, ho deciso di assecondare il mio spirito creativo e diventare anche architetto. Così, da oramai più di 10 anni, il mio mestiere principale, nonché la mia passione, è proprio quello di progettare ed arredare le case. L’amore per la scrittura però mi accompagna da sempre e per questo, oramai da diverso tempo, scrivo per il web, soprattutto occupandomi di arredamento ed edilizia.
Sara Raggi

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